Venerdì, 12 Luglio 2024
La relazione

Rotta balcanica, droga e interessi criminali: cosa dice la relazione antimafia per il Fvg

Il Friuli Venezia Giulia è la regione dove si intrecciano il business che corre lungo i Balcani e l'immigrazione clandestina, oltre alla gestione del traffico di stupefacenti ad opera di "consorterie criminali transazionali". In regione non vi sono forme stanziali di organizzazioni criminali di stampo mafioso, ma gli interessi legati all'immigrazione clandestina destano preoccupazione

TRIESTE – La presenza di camorristi, mafiosi e ‘ndranghetisti nel territorio regionale è ormai “accertata”, ma ciò che dovrebbe ulteriormente preoccupare in Friuli Venezia Giulia sul fronte della criminalità organizzata è la “progressiva espansione dell’immigrazione clandestina attuata attraverso l’utilizzo della rotta balcanica”. A sostenerlo è la relazione semestrale sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 2022 e presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al parlamento a metà settembre. La nostra regione possiede un tessuto amministrativo, economico e sociale che viene definito “sano”, ma la guardia rimane alta in virtù soprattutto di una crescita economica (spinta dalle grandi opere e fondi del Pnrr) che coinvolge principalmente le città di Udine e Trieste e, in maniera residuale, anche Gorizia e Pordenone.  

Cosa succede in regione

Il Friuli Venezia Giulia, infatti, rappresenta un territorio che potrebbe suscitare “l’interesse delle organizzazioni criminali, per loro natura predisposte a investire proventi illeciti”. In regione non ci sono sodalizi criminali di matrice autoctona, ovvero “forme stanziali degli stessi”, ma proprio il territorio e la sua natura confinaria, accrescono “in forma multietnica” i tentativi di infiltrazione e di insediamento di altre organizzazioni. Gli interessi sono da ricercare soprattutto nella droga, nello sfruttamento della prostituzione e nell’immigrazione clandestina. A Trieste non vi è evidenza di reati di stampo mafioso, ma sono in aumento quelli di natura predatoria “con connotazioni transnazionali”, oltre alla confermata presenza sul territorio di “consorterie criminali di etnia straniera” che gestiscono parte del traffico di stupefacenti che ogni giorno finisce sulla piazza triestina. 

Ci hanno squestrato e chiesto soldi, poi li hanno inviati in Turchia

Il business della rotta balcanica

È proprio lungo la rotta balcanica che i narcotrafficanti trasportano l’eroina che proviene dall’Afghanistan, oltre alla marijuana e l’hashish di produzione albanese. Ma nei Balcani non si muove solo lo stupefacente che finisce a Trieste, bensì anche le persone vittime di tratta e triturate dal business dell’immigrazione clandestina. Una battaglia che per le forze di polizia è sempre più difficile da sostenere, anche e soprattutto perché le organizzazioni che gestiscono i flussi migratori sono molto rapide nel mutare pelle e capacità operative.

L'uitlizzo dei social: ecco come si nascondono

Usano i social (soprattutto Tik Tok, ma anche altri network) per “comunicare ogni informazione utile ad oltrepassare le frontiere”, evitano i controlli di una polizia sempre più in affanno sul fronte del personale e inviano e ricevono il denaro circolante attraverso “collaudati circuiti internazionali” come Western Union. Secondo la relazione semestrale, il 70 per cento in più dii arrivi dalla rotta balcanica a Trieste (nel 2022) ha portato all’aumento di reati quali l’uso di documenti falsi, dichiarazioni di false identità, inosservanza di provvedimenti di espulsione, nonché di spaccio di stupefacenti e reati predatori. 

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