Cronaca

Report 2020 di Ics e Caritas: accolte oltre 2600 persone, tra loro anche 15 neonati

Sono circa 350 in meno rispetto al 2019, quando nel sistema di accoglienza triestino erano state sistemate poco meno di 3000 persone. La "novità" rappresentata dall'isolamento fiduciario. Lo "spettro" delle riammissioni, Schiavone: "E' incredibile che parlino ancora"

Le persone inglobate nel sistema di accoglienza triestino nel 2020 sono state 2624, circa 350 in meno rispetto all'anno precedente. E' stato presentato nella mattinata di oggi 11 giugno il report statistico elaborato da Ics, Caritas, Lybra e Duemilauno Agenzia Sociale, e che mette in evidenza i dati significativi della realtà nel capoluogo giuliano. Con 468 arrivi il Pakistan è la nazione più rappresentata, seguita a ruota dall'Iraq con 173 persone e dall'Afghanistan con 94. Tutti Paesi che vedono i propri cittadini presenti lungo i flussi migratori che interessano la rotta balcanica e che possiede il Friuli Venezia Giulia come terminale occidentale. 

Isolamenti, pandemia e allontanamenti

Il mese clou per quanto riguarda gli arrivi è stato maggio (con 436 persone accolte a Trieste), anche se il dato relativo all'accoglienza non tiene conto delle persone che non vengono rintracciate, oppure i gruppi che transitano e prendono altre direzioni. Dall'altro lato, il mondo dell'accoglienza snocciola i dati riferiti ai trasferimenti, vale a dire chi viene portato in un altro comune a causa dell'assenza di spazi a Trieste. Lo scorso anno queste persone sono state 381, con il picco che si è avuto a luglio quando poco meno del 30 per cento del totale è stato trasferito altrove. "Il flusso delle presenze mensili si mantiene stabile - così don Amodeo della Caritas - mentre sono più marcate le differenze nel flusso di isolamento". Nel panorama del sistema d'accoglienza la novità è stata rappresentata proprio dal CoViD-19. La pandemia ha imposto quarantene obbligatorie per i migranti provenienti dai Balcani e, in numerosi episodi, ha visto allontanamenti volontari dalle stesse strutture di accoglienza. "I dati precisi li trasmettiamo alle autorità sia con cadenza quotidiana che settimanale - sempre il vertice della Caritas - ma un dato complessivo non ce l'abbiamo". 

175 appartamenti, anche 15 bambini nati a Trieste

Tra le 2624 persone accolte a Trieste nel 2020 spiccano anche 15 nuovi nati e 39 ex minori stranieri non accompagnati. Al 31 dicembre dell'anno scorso 371 persone avevano inoltrato la richiesta d'asilo, mentre 174 sono quelle la cui richiesta è ricorrente, 109 le persone in attesa di formalizzare il loro status e 90 i rifugiati; inoltre, 154 persone restano all'interno del regolamento di Dublino che determina lo stato membro dell'Unione Europea competente a riconoscere lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Per quanto riguarda gli immobili dove vengono ospitati i migranti, tra i Centri di Accoglienza Straordinaria e il Sistema di Accoglienza Integrazione, a Trieste vi sono 175 appartamenti, sei strutture di piccole dimensioni e Casa Malala. L'affitto medio è pari a 695 euro al mese e i proprietari delle case sono 115. 

Integrazione: formazione e tirocini

Importante è la parte dedicata all'integrazione, dall'istruzione alla formazione, che però a causa della pandemia ha subito significativi mutamenti. Un esempio, i minori iscritti nella scuola pubblica sono passati da 178 nel 2019 a 132 nell'anno successivo, mentre i tirocini attivati (grazie ad una lunga lista di realtà aderenti al sistema, come il Centro per l'Impiego, Enaip, Edilmaster, Comunità di Sant'Egidio etc) sono rimasti stabili (32 sia nel 2019 che nel 2020). Una flessione si è infine registrata nel dato relativo al personale dell'accoglienza. Ad oggi gli operatori sono 128, numero di gran lunga inferiore rispetto agli anni scorsi. 

Capitolo riammissioni: a che punto siamo?

Preoccupa infine la situazione legata alle riammissioni informali. Dopo l'apertura da parte dei vertici della Polizia di Frontiera al possibile ritorno della pratica sancita dall'accordo tra Italia e Slovenia nel lontano 1996, Gianfranco Schiavone ha puntato il dito contro il prefetto Bontempi: "E' incredibile che continuino a parlare - così il numero uno di Ics - visto che i respingimenti avvengono nel momento in cui viene impedito, di fatto, il diritto d'asilo, non permettendo a queste persone neanche di presentare la domanda". In merito ai "casi" giudiziari che intasano il lavoro della Procura, Schiavone ha parlato di "migliaia di pratiche. Tutti quelli che sono in accoglienza hanno un procedimento che li coinvolge". Un fenomeno che a dicembre 2020 aveva riproposto la presa di posizione del procuratore Antonio De Nicolo che aveva chiesto la "cancellazione del reato di clandestinità". 

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