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Arrivi, cure e trasferimenti dei migranti: Ics e Caritas presentano il report su Casa Malala

Tra circa un mese dovrebbe scattare la nuova assegnazione della struttura di accoglienza di Fernetti. I dati relativi al 2019. Don Amodeo: "Abbiamo dimostrato quale sia il valore dell'esperienza condivisa". Schiavone sul futuro di CM: "C'è preoccupazione"

Per quanto riguarda il futuro di Casa Malala, la struttura di accoglienza “in mano” al duo Ics-Caritas che nel 2019 ha fornito una prima assistenza a circa 1500 persone provenienti nella maggior parte dei casi dalla rotta balcanica, l’incertezza relativa al bando di assegnazione è reale e le preoccupazioni degli attuali gestori nei confronti di possibili nuovi gestori, sono più che manifeste. È questo ciò che è emerso questa mattina durante la conferenza stampa di presentazione del report che ha fotografato l’attività della realtà di Fernetti per i primi dieci mesi del 2019, alla quale sono intervenuti don Alessandro Amodeo della Caritas e Gianfranco Schiavone di Ics.

Tra un mese si dovrebbero sapere i risultati

“I tempi di assegnazione dipendono dalla Prefettura – ha introdotto don Amodeo – e di conseguenza, in questo momento rimaniamo in una fase di attesa”. "Una prima fase si è conclusa da poco - ha affermato sempre il vertice della Caritas di Trieste - e adesso stiamo entrando in quella successiva, che dovrebbe terminare tra circa un mese". In riferimento al passato, Amodeo ha voluto sottolineare come “Casa Malala è sempre stata gestita nel migliore dei modi, pur avendo avuto a che fare con momenti difficili e complicati”.

La preoccupazione degli attuali gestori

Secondo Schiavone “da Casa Malala dipende tutto il sistema di accoglienza triestino e, anche se negli ultimi anni ci hanno detto di tutto, noi siamo sempre  stati presenti, per chiunque”. Per il numero uno di Ics, “le preoccupazioni relative al futuro della gestione riguardano soprattutto il fatto che in gara ci sono anche strutture esterne, che non conoscono la nostra realtà e che, nel peggiore dei casi, sarebbero finite al centro di inchieste giornalistiche”. 

I campi profughi della Bosnia

Tornando al report 2019, ciò che emerge con forza è il percorso attraverso il quale le quasi 1500 persone sono giunte nel capoluogo regionale. “Nella maggior parte dei casi provengono dall’imbuto dei campi profughi della Bosnia nord-occidentale – ha spiegato Schiavone – dove la situazione nonostante sia estremamente drammatica, sembra non suscitare l’interesse dei media”.

I dati: in aumento nel 2019

Guardando il report da vicino, il dato delle presenze relative al 2019 mostra un netto aumento rispetto a quello dell’anno precedente. Erano state 659 le persone arrivate e accolte a Casa Malala nel 2018, mentre risultano 1479 quelle giunte nei primi dieci mesi dell’anno in corso. A questo dato va sommato però il numero di trasferimenti per il 2019, vale a dire 1041 persone. Per quanto riguarda invece la provenienza, oltre il 50 per cento dei transiti a Casa Malala sono di nazionalità pachistana, con l’Afghanistan subito dietro, l’Algeria poco sotto e i cittadini di origine bengalese al quarto posto.

La condizione personale

Nell’86 per cento sono persone che si spostano da sole, mentre per il 14 per cento sono nuclei famigliari. Don Amodeo ha voluto sottolineare come “Casa Malala è struttura di prima accoglienza e non di destinazione” spiegando anche il meccanismo per il quale tutti i migranti passino attraverso la struttura di Fernetti. Gli arrivi, secondo Ics e Caritas, sono però seguiti da un numero di trasferimenti non da poco.    

Da giugno ad ottobre: i dati mese per mese

Il trend durante i mesi da giugno ad ottobre, seguendo il rapporto tra accoglienze e trasferimenti, parla chiaro. Nel mese di giugno le accoglienze sono state 85, e i trasferimenti 48, mentre il grafico del mese successivo è ridisegnato, in virtù di uno dei picchi più alti dell’anno con 214 persone accolte, contro i 227 trasferiti altrove.

Agosto ha fatto segnare un leggero calo (134 gli accolti, 348 i trasferiti) che però si confronta subito dopo con un ulteriore picco, questa volta a settembre e per quanto concerne gli arrivi, vale a dire 252 (i 242 trasferimenti rimangono tutto sommato in linea con i mesi precedenti). Infine il mese di ottobre: Casa Malala ha registrato il transito di 239 persone ed un trasferimento di 238. 

Visite, medicina generale e prima necessità

Il servizio di medicina generale ha visitato 1246 persone, refertando 84 visite specialistiche (di queste oltre il 50 per cento sono per cure odontoiatriche) e diagnosticando la più alta percentuale di assistenza per quanto riguarda le patologie dermatologiche, seguita da un 14 per cento riferito a segni di disagio psichico e ad un 11 per cento di patologie respiratorie. Nel 39 per cento dei casi invece non è stato prescritto alcun trattamento.

Il commento finale

“Abbiamo dimostrato – ha concluso don Amodeo – di essere riusciti a dar valore all’esperienza condivisa. Per noi questa è la chiave del modo di lavorare sull’accoglienza a Trieste, condividendo i pesi, gli affronti e le situazioni scomode, sempre a viso aperto e con dati alla mano”. In merito a situazioni complicate e che hanno fatto scomodare la legge, sia i vertici della Caritas, sia Schiavone hanno confermato pubblicamente di aver sporto querela nei confronti della pagina Facebook Son Giusto. Nel primo caso la querela risale a quattro anni fa, mentre per Ics sembrerebbe essere di un paio di settimane fa. 

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