Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Rette per anziani malati di Alzheimer non più a carico dei familiari

20.07.2014 | 19:51 - L'Alzheimer colpisce 36 milioni di persone nel mondo. Un importante diritto taciuto, i termini per avvalersene, i modelli per consentirne la sostenibilità gestionale ed economica a Enti Pubblici e case di cura convenzionate. La situazione a Trieste

“I parenti degli anziani come i malati di Alzheimer devono pagare le rette di ricovero presso le RSA pubbliche e le case di cura convenzionate?” 
La domanda ha una risposta che sorprenderà i più: la Cassazione si è pronunciata con chiarezza, con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, stabilendo che la retta del ricovero presso enti pubblici o case di cure convenzionate deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Con l’effetto che il Comune non può rivalersi sul malato o, se questi è deceduto nel frattempo, suoi parenti. 
 
È ormai da lungo tempo che la Confconsumatori in generale, e chi scrive in particolare, si occupa delle rette di ricovero degli ultrasessantacinquenni non autosufficienti, sostenendo che le norme in materia, in primo luogo l'art. 23 della legge n. 328/2000, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", siano molto chiare nell’escludere che ai parenti, figli o nipoti, possa essere richiesto alcunché.

peter falck-3 Oggi però si deve esaminare un’altra analoga questione: se gli enti pubblici o le case di cure convenzionate possano far pagare al malato o al parente la retta per il ricovero di una persona affetta dal morbo di Alzheimer.

La vicenda decisa dalla Suprema Corte prendeva le mosse da una domanda di restituzione, avanzata dai figli di una persone malata di Alzheimer, di quanto versato al Comune a titolo di quota sociale per la degenza in Residenza Sanitaria Assistita.
La Cassazione si è schierata con le famiglie dei malati di Alzheimer, affermando che quando ci sono condizioni di salute che richiedono una «stretta correlazione» tra «prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale», non «vi è luogo per una determinazione di quote nel senso invocato dal Comune».

Una simile distinzione tra gli aspetti della cura e quelli dell'assistenza, spiega la Suprema Corte, «presuppone una scindibilità delle prestazioni» che non ricorre nell'ipotesi dei malati di Alzheimer, che hanno bisogno di una «stretta correlazione» di prestazioni sanitarie e assistenziali, con «netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria».

thacher-2 La Corte, che sul punto ha confermato una decisione precedente, è partita dall’assunto dell'esigenza di un'interpretazione che tenga conto del nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana.

E chi è il debitore?
A chi, in altri termini, può essere chiesta la rifusione?
Il Comune se il ricovero è o era presso una RSA comunale, la casa di cura convenzionata se la persona affetta da Alzheimer si trova o trovava in una di queste strutture.
Mai comunque il Servizio Sanitario Nazionale, che è solo il soggetto tenuto al pagamento del ricovero e nei confronti del quale devono rivalersi il Comune o la casa di cura.
    
Ormai la questione coinvolge diverse RSA convenzionate anche nella nostra città: dopo diversi inutili tentativi di media - conciliazione, la Confconsumatori unitamente ad MCL ha già promosso 3 cause attraverso altrettanti atti di citazione.
Le pratiche sono già assegnate a due diversi Giudici Istruttori.
Altre due citazioni sono in arrivo … Dei cinque casi due riguardano persone ormai decedute, le altre invece persone anziane, malate, ma ancora vive.
In tutti i casi le Istituzioni hanno fatto “orecchie da mercante”, nonostante che il figlio di uno dei malati, si sia rivolto (con l’ausilio di chi scrive) a “Mi manda Raitre”.
Il Comune di Trieste e il Servizio Sanitario si adegueranno al disposto della Legge e alla Giurisprudenza della Suprema Corte?

Per ulteriori approfondimenti: avv. Augusto Truzzi
 

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