Cronaca

Sentenza sulle riammissioni dei migranti, il Siulp: "Trieste non diventi enorme campo profughi"

A dichiararlo è il segretario provinciale Fabrizio Maniago dopo la storica sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il Viminale sulla pratica definita "illegittima"

Il giorno dopo la storica sentenza del tribunale di Roma che condanna il ministero dell'Interno in relazione alla pratica delle riammissioni definite "illegittime", le reazioni dei sindacati di polizia del capoluogo giuliano si sprecano. Se le sigle vicine al centrodestra fanno piovere pesanti critiche sulla decisione, dal Siulp di Trieste affermano che l'ordinanza del giudice Silvia Albano "cassa la prassi posta in essere e mette finalmente un punto fermo più volte richiesto a tutela dei colleghi". 

Responsabilità non solo dell'Italia

Secondo il segretario provinciale Fabrizio Maniago il nodo era rappresentato da "un sistema che aveva rispolverato un vecchio arnese (l’accordo intergovernativo del 1996 ndr) per respingere una parte di quella fiumana di persone che impattava su una piccola provincia del nord est, incapace da sola di gestire, sotto molteplici profili, numeri così importanti". Nella sentenza - che per la sua urgenza contiene "solo" la parte relativa alla testimonianza del 27enne di origini pakistane riammesso in Slovenia nell'estate del 2020 - emergono quelle che il Siulp definisce "le responsabilità non solo dell’Italia, ma di tutti gli Stati membri che hanno sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1951".

Le perplessità: quale futuro attende la Frontiera?

La decisione del foro romano lascia perplessità diverse tra i sindacati in merito alla futura gestione del fenomeno. "Se domani le migliaia di persone (che non è affatto detto siano tutti profughi e perciò stesso destinatari della protezione internazionale) dovessero risalire lungo la Rotta balcanica ed entrare attraverso il confine orientale, l’intero Friuli Venezia Giulia non avrebbe i mezzi e le risorse sufficienti per gestire i profili sanitari e di ordine pubblico che ne potrebbero derivare".

Il "nodo" Bosnia e le richieste a Roma

Un problema non di poco conto, se si conta che nel territorio del cantone di Una Sana nella Bosnia nordoccidentale vi sono migliaia di persone "bloccate" nei campi profughi gestiti dall'International Organisation for Migration. I sindacati quindi chiedono, ancora una volta, di "potenziare al più presto gli organici di tutti i settori e di tutti i plessi senza trascurare la logistica affinché Trieste non diventi un immenso campo profughi a cielo aperto". Presidi sanitari, task force, l'analisi delle richieste di asilo e molto altro rimangono quindi in cima al grido d'aiuto che anche il Siulp lancia verso la capitale. In conclusione, a tutte le sigle sindacali non è piaciuto il testo della sentenza dove si legge che il gruppo di migranti coinvolto nelle testimonianze sulle quali si basa la decisione del tribunale, sarebbero stati "ammanettati" e intimati sotto la minaccia di bastoni, a lasciare il territorio italiano. 

Dignità e senso di umanità sempre

"La polizia tutta e nello specifico caso quella del fronte orientale - conclude Maniago - ha sempre trattato i migranti con assoluto rispetto delle leggi, della dignità e con profondo senso di umanità. Migliaia di volte i colleghi hanno aperto i loro portafogli personali per acquistare generi di conforto, migliaia di pasti sono stati somministrati tenendo conto anche delle peculiarità alimentari; Nessuno vive fuori dalla realtà e tutti ci consideriamo fortunati rispetto alle dinamiche che toccano taluni popoli e territori.

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