Cronaca

"Accuse infondate e gravi": la rabbia del Sap contro la sentenza sulle riammissioni

Il segretario provinciale Lorenzo Tamaro esprime sconcerto per le testimonianze rilasciate dal 27enne di origini pakistane rimandato nei Balcani nell'estate del 2020

Dopo le critiche la rabbia. Il sentimento prevalente negli ambienti sindacali della polizia triestina e in relazione alla storica sentenza che condanna il ministero dell'Interno sul fronte delle riammissioni dei migranti è questo. Una sorta di terremoto che se non ha ancora scosso il Viminale, di certo ha innescato una serie di malumori e reazioni tra gli stessi agenti. "Le testimonianze pubblicate sui quotidiani nazionali, raccontate dal cittadino pakistano, sono gravi se corrispondessero alla verità", queste le parole di Lorenzo Tamaro del Sap giuliano. 

"Siamo stanchi"

Secondo il segretario provinciale della sigla sindacale vicina al centrodestra, la descrizione dei fatti "non assomiglia alla normale e quotidiana attività che conosciamo delle forze di Polizia, che assieme ai militari dell'operazione “Strade sicure”, sono chiamati ad dover affrontare in condizioni difficili una problematica come quella dell'immigrazione clandestina, dettata da una sempre più fiorente Rotta balcanica". Tamaro non ci sta e rispedisce al mittente le accuse rivolte al personale di polizia. 

Cosa dice la sentenza: migranti "ammanettati e minacciati con bastoni"

"Accuse che spesso sono infondate"

"Spesso si trova a dover fornire a titolo personale, con senso umanitario, indumenti e generi di prima necessità, in attesa che poi qualcuno si occupi di loro". Nonostante la tranquillità che aleggia in relazione al "metodo usato solitamente", il Sap si fa portavoce dei colleghi "stanchi di accuse che spesso cadono, perché infondate e indotte con l'unico scopo di screditare l'operato dei poliziotti" e chiede una "risposta forte da parte del ministero". 

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