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Innamorato del cinema, dall'anima sensibile e giornalista: addio a Riccardo Visintin

Era nato a Trieste il 15 ottobre 1970 ed era iscritto all'Ordine dei giornalisti del Fvg dal 2004. Cappella Underground, Fucine Mute, poi la rassegna di Maremetraggio e ShorTs. "La scrittura era la sua forma di libertà" così Cristina Bonadei. Chi era il 50enne trovato morto, assieme al padre, nell'alloggio di via Giulia 108

“Il destino, a volte riserva al consorzio umano degli scherzi davvero imprevedibili. Ci sottrae il vassoio caldo della nostra quotidianità, azzera le nostre abitudini e le nostre false sicurezze”. Iniziava così uno degli ultimi articoli di Riccardo Visintin, il cinquantenne pubblicista triestino trovato morto questa mattina nell’alloggio di via Giulia 108 dove viveva assieme al padre. Il corpo del genitore, come quello di Riccardo, è stato trovato in avanzato stato di decomposizione dai vigili del fuoco chiamati da alcuni operai impegnati nella ristrutturazione dell’edificio. Dopo essere entrati dalla finestra, i vigili si sono ritrovati di fronte ad una vera e propria tragedia.

L'amore per il cinema e la scrittura

Nato il 15 ottobre del 1970, Visintin era iscritto all’Ordine dei Giornalisti da oltre 15 anni e collaborava come freelance con diverse testate, occupandosi soprattutto di cultura e spettacoli. Innamorato di musica e cinema, il collega aveva iniziato la sua carriera a Fucine Mute, storico sodalizio culturale della Trieste di molti anni fa per cui aveva scritto una settantina di articoli. Nella biografia scritta di suo pugno, Riccardo parlava di sé come una persona che, pur conservandone ricordi affettuosi, aveva “declinato gli studi universitari preferendo il poco remunerativo mondo della scenografia teatrale”. Nel 1998 aveva iniziato a collaborare con La Cappella Underground, interessandosi soprattutto di cinema fantastico, storia del teatro e del cinema. Dopo gli anni de LCU e Fucine Mute, Visintin era entrato a far parte dello staff di ShorTs, rassegna estiva di cortometraggi ideata da Chiara Valenti Omero. Cercava collaborazioni di continuo e la sua scrittura era apprezzata dai tanti che avevano lavorato assieme a lui. 

La sua biografia su Fucine Mute

"Una persona sensibile": il ricordo

“Era una persona molto sensibile e curiosa” questo il ricordo dello scrittore e poeta Luigi Nacci che l’aveva conosciuto durante il periodo di Fucine Mute. “Sapevo che continuava a recensire film. Probabilmente viveva in una situazione di estrema solitudine e di abbandono. Dispiace veramente tanto”. Secondo Nacci (al netto dell’autopsia che chiarirà le cause del decesso ndr), la morte di Riccardo va inquadrata nel contesto di un “sommerso sempre più evidente. Aveva 50 anni, è mai possibile che in queste settimane non fosse stato contattato da nessuno o che nessuno che l’abbia cercato?”. Al civico 108 di via Giulia vive anche l’avvocato Giancarlo Ressani, esponente locale del Partito Democratico. “Era una persona di una sensibilità rara. Quando ci incontravamo parlavamo spesso di economia, di politica e, più in generale, di cultura. Conoscevo bene sia lui che il padre”.

"La scrittura era la sua forma di libertà"

Sergio e Riccardo non si vedevano in giro da qualche settimana. La macchina l’avevano spostata, probabilmente una delle ultime volte, almeno quindici, forse venti giorni fa. “Nella scrittura era sempre leggero, agile e fluido – così la giornalista Cristina Bonadei -, aveva guizzi di bellezza non indifferenti, non era mai retorico ed aveva un utilizzo della lingua italiana molto articolato, quasi in antitesi rispetto a come si muoveva. Scrivere era la sua forma di libertà, mi dispiace tanto”. “Lo ricordo come un grande collezionista di fumetti e di dischi – queste le parole di Daniele Terzoli de La Capella Underground -. Ci eravamo conosciuti molti anni fa, da Non Solo Libri (storico negozio di piazzetta Barbacan ndr), e poi aveva collaborato con noi per progetti di scrittura”.

Il dolore di Chiara Valenti Omero, anima di ShorTs

Un pensiero significativo è quello espresso da Chiara Valenti Omero attraverso il suo profilo Facebook. “Amico mio, non me la dovevi fare. Mi hai chiesto poche settimane fa, come facevi sempre, "Chiara, sarò anche quest'anno con voi vero?" e ti ho risposto che ovviamente fai parte di ShorTS, fai parte di noi, e i tuoi diari di bordo ci hanno sempre accompagnato nel racconto delle nostre serate e dei nostri film. Cosa facciamo senza di te? – continua il post -, come farò a non condividere con te i commenti sui nostri corti, una risata con un bicchiere in mano, un ricordo sui nostri anni passati assieme? Ti lascio andare, sperando tu riesca a trovare la serenità ovunque sarai sei sempre con noi, Riccardo, tranquillo. Un bacio”.

"Facciamo finta che non sia successo niente"

Questa mattina l’Alfa Romeo di famiglia era ancora parcheggiata a poche decine di metri dall’abitazione. Sul parabrezza, Riccardo aveva appiccicato con orgoglio l’adesivo dell’Ordine dei Giornalisti. Sul sedile della vettura, in ordine sparso, erano accatastati molti libri: tra saggi di storia del cinema e romanzi d’autore, uno in particolare “chiude”, per così dire, la parabola dello sfortunato collega. Scritto nel 2011 da Maddie Dawson e diventato un best seller negli Stati Uniti, “Facciamo finta che non sia successo niente” racconta la vicenda di una coppia che fa a pugni con la solitudine e con un’esistenza complicata dalle difficoltà del vivere quotidiano. Una vita che, come ricordato dal collega in uno degli ultimi pezzi scritti per Diario di bordo, a volte riserva degli scherzi imprevedibili. Per una volta, grazie a quel titolo, potremmo far finta di niente e pensare a Riccardo, in punta di penna, intento a raccontarci il biografico sorriso di un’anima gentile. La sua.

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