rotate-mobile
Triestini di successo

Un triestino al centro di biologia molecolare più grande d’Europa: la sua ricerca potrebbe rivelarsi utile nella lotta contro il cancro

Dopo la triennale a Trieste, una brillante carriera in giro per l'Europa. Ora è a capo di un team di ricerca che si occupa dei centrioli, organelli essenziali nel processo di divisione della cellula

Spesso le grandi scoperte partono dall’infinitamente piccolo, come ci insegna la storia. Lo sa bene Niccolò Banterle, un ricercatore triestino ora in forza al Centro Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) a Heidelberg, il più grande d’Europa. Posto a capo di un suo team di ricerca, Niccolò si sta occupando da anni dei centrioli, minuscoli organi cellulari che hanno un importante ruolo nella divisione della cellula stessa e, di conseguenza, nella possibile genesi di alcune gravi malattie. Ecco perché lo studio dei centrioli potrebbe aprire nuove frontiere della medicina e rivelarsi nientemeno che un’arma in più nella lotta contro il cancro. In che modo? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato.

Sei partito da Trieste per arrivare al più importante centro europeo di biologia molecolare. È stato un percorso lineare?

“Ho iniziato a studiare fisica proprio a Trieste, dove ho frequentato la triennale, con una tesi al Sincrotrone. Poi ho conseguito la laurea specialistica in biofisica a Milano e il dottorato di ricerca al Centro Europeo di Biologia Molecolare a Heidelberg. Dopo, durante un post doc in Svizzera a Losanna ho cominciato a lavorare sui centrioli. Ora sono tornato a Heidelberg dove sono a capo di un gruppo di ricerca. Lavorerò qui per i prossimi nove anni”

Cosa sono i centrioli?

“Sono organelli delle cellule, come i mitocondri e l’apparato del Golgi. Tutti questi organelli sono connessi tra loro da una sorta di sistema stradale, formato dai cosiddetti microtubuli. I centrioli sono gli organelli che regolano la divisione cellulare e sono composti anche loro da microtubuli, che ‘tirano’ il Dna delle cellule figlie organizzandone la struttura in due punti. In una cellula appena divisa i centrioli sono due, in quella che sta per dividersi sono quattro”

Perché studiarli può rivelarsi utile in medicina?

“Se le cellule hanno un numero anomalo di centrioli, ad esempio cinque al posto di quattro, nel peggiore dei casi danno origine a qualcosa di patologico come il cancro. In molti tumori notiamo che il numero di centrioli è sbagliato, ed ecco che la ricerca di base incontra la ricerca medica. Durante il post doc, infatti, ho lavorato per capire come si duplicano i centrioli e perché hanno una determinata forma. Un dettaglio curioso: questi organelli sono anche responsabili per creare cilia e flagella cellulari, incluso quello degli spermatozoi (la coda). Per questa ragione i centrioli sono gli unici organelli che ereditiamo dal padre invece che dalla madre e, visto che sono molto stabili, non si può escludere che da qualche parte nel nostro corpo ci sia ancora il centriolo di nostro padre”

Come procederete adesso?

“Cercheremo di modificare la forma dei centrioli per capire come, in base a questa, cambia l’organizzazione della cellula e il suo processo di riproduzione. In futuro questo potrebbe permettere di ‘correggere’ il processo di divisione anomalo che porta alla patologia. Per modificare la forma del centriolo è possibile modificare alcuni dei geni e quindi le corrispondenti proteine. Ormai abbiamo capito quali proteine sono determinanti per la forma dell’organello e studieremo se questa è in grado di determinare errori di replicazione più o meno subdoli o gravi”

Quanto sono stati importanti i tuoi anni di studio a Trieste?

“Assolutamente fondamentali. I primi anni di università sono dove si costruiscono le basi per quello che viene dopo. E dal punto di vista della Fisica tra la presenza di Sincrotrone e ICTP Trieste offre a un neo studente la possibilità di avere dei professori che fanno ricerca attiva in istituti di livello internazionale sia dal punto di vista sperimentale che teorico. Anche dal punto di vista dell’ambiente poi il corso di laurea in fisica era molto collegiale (dopo il primo anno saremo stati una quarantina al massimo per anno accademico, quasi una grossa classe di liceo). Tant’è che con alcuni compagni di corso siamo rimasti amici e sono tutt’ora in contatto”.

Inaugurato l’anno accademico della Sissa, il direttore Romanino: “La Scienza deve depolarizzare”

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Un triestino al centro di biologia molecolare più grande d’Europa: la sua ricerca potrebbe rivelarsi utile nella lotta contro il cancro

TriestePrima è in caricamento