Riforma sanità, Serracchiani: «Razionalizzare servizi per aumentarne efficienza» (VIDEO)

Lo ha ribadito la presidente della Regione, Debora Serracchiani, intervenendo a Trieste, assieme all'assessore alla salute Maria Sandra Telesca, alla tavola rotonda "Il cambiamento necessario: la riforma della sanità in FVG e il ruolo delle professioni sanitarie"

«L'attuazione della riforma non prevede tagli e reparti e servizi, ma la loro ottimizzazione. Vengono solo toccate alcune poltrone». Lo ha ribadito la presidente della Regione, Debora Serracchiani, intervenendo a Trieste, assieme all'assessore alla salute Maria Sandra Telesca, alla tavola rotonda "Il cambiamento necessario: la riforma della sanità in FVG e il ruolo delle professioni sanitarie", nell'ambito del convegno nazionale «La fisioterapia al servizio della nuova sanità«, promosso dall'Associazione italiana fisioterapisti Aifi.

«Noi riteniamo - ha precisato - che non servono poltrone, ma servono servizi e risposte concrete ed efficaci ai bisogni di salute dei cittadini. Vi sono doppioni non giustificati da particolari esigenze o da chissà quali specializzazioni. Vanno eliminati. Vi è solo sovrabbondanza di poltrone. Non ha senso tenere aperto qualcosa solo perché c'è una poltrona da occupare». «La riforma va in questa direzione. Stiamo razionalizzando, ottimizzando, mettendo insieme esperienze; stiamo cercando di creare quei servizi che in diversi casi mancavano e di rafforzare i servizi già esistenti».

Ricordando le motivazioni alla base della riforma sanitaria, frutto di un «lavoro collettivo e corale durato un anno e mezzo, cui hanno contribuito gli operatori della sanità» Serracchiani ha spiegato che il nostro sistema sanitario regionale, «comunque di buona qualità anche se con qualche lacuna» è stato costruito sulle esigenze degli inizi degli anni '90 dello scorso secolo, «quando eravamo diversi noi, diversi60677_SerracchianiFisioterapisti1-2 erano la medicina, i farmaci, le tecnologie; diventiamo più vecchi e aumenta il peso della cronicità. Se vuole rinforzarsi e rilanciarsi ha bisogno di riformarsi profondamente, altrimenti è destinato a morire per implosione, perché risponde ad esigenze che non sono più quelle attuali».

Entrando più nei dettagli, la presidente ha spiegato che mettere insieme ospedale, territorio, università serve a far sì che il sistema si metta in rete. Il che comportata anche «mettere insieme sistemi che al momento non sono ancora in grado di relazionarsi, ma che devono sapersi muovere in modo articolato, puntuale. Abbiamo aziende che operano una distinta dall'altra, in concorrenza anche sui pazienti», ha detto. E comporta «rivedere i ponti di comando: in questo sistema non più verticale ma orizzontale tutti devono sapere rinunciare a qualcosa», ha ammonito, aggiungendo che «la politica deve rimanere fuori dalla sanità, le scelte devono essere strutturali e tecniche».

Non è mancato, in proposito, un passaggio sui principi adottati nell'indicazione dei direttori generali delle Aziende sanitarie ed ospedaliere: «abbiamo esaminato i curricola presentati da professionisti di tutta Italia e scelto i migliori con le migliori competenze, non in base a conoscenze o appartenenze».

Per quanto riguarda i contenuti del convegno, il presidente regionale dell'Aifi Giorgio Sirotti, ha spiegato che «abbiamo voluto organizzarlo in Friuli Venezia Giulia perché in questa regione è in corso un processo di riorganizzazione del servizio sanitario regionale in cui sono presenti elementi molto importanti relativi al ruolo delle professioni nel cambiamento del sistema». «Ci sono i temi dell'appropriatezza delle cure, della partecipazione dei cittadini, e c'è il tema di come le professioni sanitarie possono contribuire al rinnovamento. Sulla base della nostra esperienza il Friuli Venezia Giulia, regione piccola ma con grandi idee, può contribuire in maniera significativa a questo cambiamento».

«E' chiaro che devi rivedere anche il sistema delle professioni sanitarie», ha affermato in proposito la presidente Serracchiani. "Si devono dare più responsabilità perché non esistono soli i medici ma esiste tutta una serie di professionisti della salute chiamati ad esercitare un ruolo chiave».

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