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Risiera, inaugurato il nuovo allestimento del Museo

Si è svolta ieri la cerimonia di inaugurazione del nuovo allestimento del Museo della Risiera di San Sabba. L'assessore regionale Gianni Torrenti: «La memoria di quei fatti deve essere trasmessa. La nuova sala del Museo può essere sicuramente un punto di partenza»

È stato inaugurato ieri a Trieste, il nuovo allestimento del Museo della Risiera di San Sabba, il monumento nazionale che ricorda l'unico campo di sterminio nazista in territorio italiano. «Ora abbiamo un'immagine più immediata di ciò che è stato questo luogo» ha commentato l'assessore regionale alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Gianni Torrenti, intervenuto alla cerimonia assieme al sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, all'assessore comunale alla Cultura, Paolo Tassinari, alla presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, e al curatore della mostra Francesco Fait.

Da tutti è stato evidenziato come dalla sua apertura, nel 1975, il Civico museo della Risiera è stato un luogo di memoria, dove i visitatori hanno potuto ricevere molte nozioni generali in merito agli accadimenti della seconda guerra mondiale, ma non molte testimonianze concrete di ciò che dal 1943 al 1945 è accaduto in quello che era stato lo stabilimento dove in origine si pilava il riso. L'allestimento della nuova sala, frutto del contributo di oltre 100.000 euro della Presidenza del Consiglio dei ministri e di Fondazioni Casali, colma questa lacuna. Per merito di un lavoro di ricerca storica e scientifica durato quasi due anni, e grazie all'impegno dell'architetto Corrado Pagliaro e del grafico Roberto Duse, i visitatori hanno ora l'opportunità di visionare alcune fotografie e filmati dei diversi periodi della prima metà del XX secolo, oltre che alcuni documenti visivi della Risiera e del processo che si tenne a Trieste, nel 1976, per stabilire le responsabilità in merito ai crimini nazisti negli anni in cui la città giuliana fu capitale dell'Adriatisches Kuestenland.

Da quel processo emerse che le vittime della Risiera furono non meno di 2.000. Le stime degli storici, tuttavia, parlano anche di 5.000 morti: in gran parte ebrei, sloveni, croati ed esponenti della Resistenza italiana. «La memoria di quei fatti - ha sottolineato Torrenti - deve essere trasmessa. Non è facile sviluppare uno strumento efficace affinché questo si concretizzi. Ma la nuova sala del Museo può essere sicuramente un punto di partenza». Per Roberto Cosolini la Risiera puo' anche essere un monito a non sottovalutare i rischi, concreti, di una dissoluzione dell'Unione europea, nata proprio come reazione ai drammi del secondo conflitto mondiale.

Maria Teresa Bassa Poropat, vedendo tra il numeroso pubblico interventuto alla cerimonia anche tanti giovani, ha voluto puntualizzare come la cura dei luoghi di memoria sia non solo un dovere civico ma etico e morale. Solo nel 2015 la Risiera ha registrato 112.000 visite. «La metà di queste avviene senza guida» ha spiegato Francesco Fait. Questo dato è un'ulteriore motivo per offrire ai visitatori delle testimonianze che aiutino a conoscere ed approfondire il luogo che, alla fine della seconda guerra mondiale, fu per grande parte distrutto dai tedeschi. Tuttavia, ha aggiunto Fait, con l'utilizzo delle nuove tecnologie non si è voluto intaccare la sobrietà della mostra. Il Museo della Risiera rimane dunque, seppur rinnovato, sempre un luogo prevalentemente austero.

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