Cronaca

"Incassi in picchiata ma gli affitti sempre gli stessi": viaggio tra i bar al tempo della crisi

Una ventina di titolari di bar ha raccontato a TriestePrima la situazione in merito al canone. "Non è cambiato nulla" ripetono in tanti. L'Associazione Proprietà Edilizia ribatte: "In molti casi pagamenti a rate, riduzioni e cessione del credito d’imposta". Il racconto

Dal bianco al giallo e dall’arancione al rosso, l’unico colore che non è mai cambiato è quello degli affitti da pagare. Buona parte dei titolari di bar situati in centro a Trieste continuano a corrispondere ai proprietari dei fori quanto dovuto e, con alcune eccezioni legate a particolari sensibilità, al primo lockdown o alla scelta di pagare l’intero canone per così poter usufruire del credito d’imposta, fanno sapere di non aver ricevuto alcuno sconto. Al grido d'aiuto lanciato dai gestori risponde l'Associazione della Proprietà Edilizia, con il suo presidente Maurizio De Angelis: "In molti casi sono stati proposti pagamenti a rate, concordando riduzioni o rendendosi disponibili alla cessione del credito d’imposta riconosciuta dal governo per i mesi del lockdown più giugno, ottobre, novembre e dicembre". 

"Chiesto 500 euro di sconto, la risposta è stata no"

Il quadro è complesso e bisogna procedere con ordine. Dal Borgo Teresiano fino nella centralissima Cavana, TriestePrima ha intervistato oltre 20 titolari di locali ed il quadro che è emerso rappresenta, nella sua particolare complessità, un’equazione abbastanza impietosa: le domande di rinegoziare l’affitto, anche con la mediazione dei rispettivi legali, molto spesso sono andate in fumo ed alcune richieste assomigliano ormai a suppliche inascoltate. “Sugli oltre 2000 euro che pago, di recente ho chiesto circa 500 euro di sconto e nonostante i due avvocati avessero raggiunto l’accordo – racconta il titolare di un bar in viale XX Settembre – la proprietà ha detto di no”.

Il salotto "buono"

La titolare di un locale in piazza Unità racconta che “l’affitto è rimasto sempre uguale. La proprietà è BnP Paribas (gruppo di credito e banca tra le sei più solide al mondo, con un fatturato che nel 2019 ha sfiorato i 45 miliardi di euro ndr) e poche settimane fa abbiamo chiesto una possibile collaborazione. Vedremo come andrà a finire”. Sempre nella piazza principale della città giunge un'altra testimonianza che in questo caso coinvolge l'amministrazione comunale: “Noi siamo in affitto dal Comune di Trieste e in merito alla nostra richiesta di riduzione del canone (siamo intorno ai 40 mila euro l’anno ndr) stiamo ancora aspettando la risposta”. 

Dal viale a via Torino: "Di asporto non si vive"

L’atmosfera che si respira dal viale XX Settembre fino alla celebre via Torino è di quelle a metà tra una strenua resistenza ed una rassegnazione pressoché senza speranza. Dopo il passaggio in zona arancione, molti bar hanno deciso di rimanere con le serrande abbassate. “Di asporto e delle consegne grazie a Just Eat non si vive” ripetono in tanti. Ma al di là dei colori, la crisi riflette anche prese di posizione beffarde, al limite delle prese in giro. “Adesso che le cose vanno male chiedete uno sconto, ma allora perché quando le cose andavano a gonfie vele non avete chiesto di pagare di più?” è la domanda che è stata rivolta, come una beffa, ad un commerciante della zona di piazza Sant’Antonio che ha chiesto, come la maggior parte degli intervistati, l’anonimato. 

Da piazza Cavana a via Torrebianca

“Abbiamo tentato in tutti i modi di far capire che la situazione è grave - ripete un altro titolare in zona piazza della Borsa – ma al netto dei tre mesi di lockdown (dove lo sconto è stato pari al 70 per cento ndr) da giugno in poi l’affitto è ritornato, al contrario degli incassi, come prima. Ha alzato un muro”. Anche in via Torrebianca la musica non cambia. “Chi è proprietario vince sempre” così il gestore di un bar. Nella mappa dei bar del centro c’è chi è in mano a privati, nelle mani di agenzie immobiliari che gestiscono per conto degli stessi proprietari, dell’Ater, di finanziarie triestine o della Camera di Commercio della Venezia Giulia. Per molti di essi “non è cambiato niente negli affitti” mentre il calo di fatturato è superiore al 50 per cento rispetto all’anno precedente ed in alcuni casi sfiora anche il settanta. “Al di là dei ristori – spiega un imprenditore di piazza Cavana – sarebbe stato meglio annullare i pagamenti”.

Ristori, crediti, bonus: cosa è stato fatto

Anche sul fronte del supporto nella gestione dei conti le cose non sembrano migliorate. “Abbiamo appena cambiato commercialista – così un'ulteriore testimonianza – perché non ci trovavamo più bene”. Tra ristori, credito d’imposta, corrispettivi, bonus e aiuti tra i più diversi, (come la famosa filiera nazionale del “compro e vendo italiano” ndr), la sensazione è che per districarsi nel mare delle possibilità economiche offerte dai governi si debba ricorrere a professionisti molto più che “sul pezzo”: “L’esempio è quello relativo al bonus che per quanto riguarda i comuni già colpiti da calamità dall’autunno 2019 è stato esteso nei mesi da marzo a giugno del 2020” spiega il dottore commercialista Enrico Longo. “Il credito - precisa – si poteva usare nella misura del 60 per cento del canone d’affitto anche in assenza del calo del fatturato del 50 per cento. Il chiarimento è arrivato appena in agosto ma nei comuni di Trieste e Muggia si poteva chiedere in compensazione tramite F24 e soprattutto ti veniva concesso”.

La posizione di APE: "Forte collaborazione"

Al di là delle comprensibili lamentele da parte dei gestori finiti sulle montagne russe delle normative, la situazione sul fronte delle proprietà immobiliari è ben più complessa di quello che sembra. Il blocco degli sfratti è stato prorogato fino al 30 giugno e chi gestisce “piccoli” patrimoni, se non incassa il canone di locazione, ha la vita dura. “I casi sottoposti hanno evidenziato una forte collaborazione con le proprietà durante l’emergenza – racconta Maurizio De Angelis, presidente dell’Associazione della Proprietà Edilizia – che si sono rese conto del problema, proponendo pagamenti a rate, concordando riduzioni o rendendosi disponibili alla cessione del credito d’imposta riconosciuta dal governo per i mesi del lockdown più giugno, ottobre, novembre e dicembre”.

"Non solo grandi proprietari"

Per evitare il maggior danno, o per non vedere il contratto risolto per morosità, i proprietari hanno innescato una “collaborazione forzata ma solidale. Purtroppo, non sempre c’è stato il supporto del governo”. Il quadro che De Angelis mette in mostra è quello composto non esclusivamente da giganteschi patrimoni immobiliari, bensì anche di chi ha ereditato un foro commerciale e che, grazie a quell’affitto, è in grado di far quadrare i conti. “A volte, la proprietà è costretta addirittura a ridurre il canone per evitare che il foro commerciale rimanga sguarnito o fallisca" sottolinea il presidente di APE. "Ci sono grandi difficoltà di valutazione, ma va chiarito che ci troviamo di fronte ad una serie di realtà derivanti dall’emergenza che portano un impoverimento di molti soggetti”.

Una crisi nella crisi

Insomma, analizzare complessivamente il quadro degli affitti dei bar del centro di Trieste rimane operazione complessa. Tra chi chiede di ridurre il canone, si veda rifiutare la richiesta di aiuto, o talune particolari solidarietà, il settore sembra vivere una crisi nella crisi. I locali non incassano più come prima, mentre i proprietari, al netto di qualche personale sensibilità, vivono anche grazie all’incasso dell’affitto. Della serie, "paga sempre Pantalon". 

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