Il ritorno della movida ai tempi del Covid: "rinascono" i bar, faticano i ristoranti

Tra distanze obbligatorie, igienizzanti e dipendenti in cassa integrazione i ristoranti e i bar provano ad affrontare la nuova normalità. Segnali molto incoraggianti per i bar, meno per la ristorazione, ma le strade piene fanno ben sperare ed è tanta la voglia di rimettersi in gioco

Buona ripartenza per i bar del centro, ma i ristoranti soffrono: è il bilancio della prima serata con bar e i ristoranti aperti al pubblico. Una via Torino ben frequentata nonostante il rispetto delle distanze, così come nella zona di piazza della Borsa e Piazza Unità, in cui ieri il popolo della movida triestina, costretto in casa per mesi, non vedeva l'ora di riversarsi. In questi casi i gestori parlano di incassi incoraggianti che vanno dal 60 all'80% di una serata qualsiasi prima della pandemia. Non così per i ristoranti, che riferiscono percentuali dal 10 al 20%. Si tratta comunque di dati approssimativi e relativi solo alla prima serata, peraltro non indenne dal maltempo, e tutti sperano si tratti soltanto di una fase di iniziale di paura dopo mesi di reclusione. Non tutti hanno aperto ieri, in molti hanno atteso ancora una giornata per adeguarsi alle stringenti misure igienico – sanitarie, come lo Zeroquaranta o l'Hosteria Malcanton, altri invece, come il Cappellaio Matto in via XXX Ottobre, hanno deciso di non riaprire per le troppe difficoltà del momento. 

In molti locali diversi dipendenti non sono stati assunti alla riapertura e dovrebbero percepire una cassa integrazione che ancora non si è vista. In alcuni casi si va avanti con organico dimezzato come alla Toasteria in piazza Ponterosso, che servendo sia cibo che drink ha avuto una ripartenza incoraggiante. In altri locali si stravolgono orari e turni “per non mandare a casa nessuno”, come spiega Elio, titolare della taverna ai Mastri D'Arme, in fase di riapertura.

Il Rex in Galleria Protti è aperto da ieri, con menu digitalizzato, niente contenitori sul bancone e snack da aperitivo sigillati. Il titolare Manuel Bossi, tuttavia, come molti altri in questa zona, lamenta l'assenza della clientela dagli uffici visto che in molti ancora lavorano in smart working. In ogni locale, tuttavia, lo scenario è cambiato e ovunque a terra ci sono linee separatrici con il nastro adesivo. Addirittura nell'iconico Caffè degli Specchi c'è il termoscanner all'entrata e il pagamento con casse automatiche per evitare il contatto con il denaro. 


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Nei ristoranti, dopo l'iniziale ipotesi dei quattro metri quadri per cliente, vige ora la più rassicurante (almeno dal punto di vista economico) regola del metro di distanza, che ha fatto felici i ristoratori. Eppure questa clientela, al momento, non sembra così ansiosa di occupare i tavoli. Luca Morgan, che gestisce quattro locali tra cui la Chimera di Bacco, ha escogitato diverse idee per riaprire senza andare in rosso e per offrire cibo fresco e di qualità nonostante i pochi ingressi (una riduzione dell'80%, dice, che ha portato anche a una consistente riduzione d'orario del personale). Si lavora al 50%, con due locali aperti su quattro, i menu sono ridotti e uno dei ristoranti, lo Strabacco, apre su prenotazione con un tavolo solo “per chi ha bisogno di sentirsi al sicuro”. “Tuttavia – aggiunge – i locali hanno costi fissi, al di là di quanto lavorano, tra affitto e tasse la situazione rischia di diventare insostenibile, specialmente se in molti continuano a fare terrorismo psicologico”.

Grande assente dal mondo della ristorazione è soprattutto il turismo, in molti temono lo spauracchio dei “corridoi estivi” tra la Croazia e altri paesi europei, che penalizzerebbero l'Italia e soprattutto il Fvg, anche se da Bruxelles stanno arrivando rassicurazioni in tal senso. Rimane una paura su tutte, condivisa da molti: che la movida notturna, proprio quella che sta risentendo meno della crisi e quella più difficilmente “controllabile”, possa dare origine a nuovi focolai gettando nuovamente nel buio tutte le altre categorie economiche. Questa nuova libertà, così faticosamente conquistata, potrebbe infatti essere ritrattata dalle istituzioni se i contagi dovessero risalire. Situazione probabilmente evitabile se tutti si impegneranno a far girare l'economia rispettando le regole in vigore. Per il momento, stando alle testimonianze raccolte in città, la direzione sembrerebbe essere quella giusta.

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