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Anagoor, sette meditazioni rivelano Giorgione al Rossetti

Un viaggio attraverso l'arte di Giorgione dove immagini, musica e letture diventano "un filo di emozioni, di echi, di pensiero fra la sua ispirazione e le inquietudini contemporanee"

Un palco scarno, due microfoni, quattro libri, due schermi: si apre così "Rivelazione - Sette meditazioni intorno a Giorgione" di Anagoor, regia di Simone Derai, in scena al Rossetti fino a domenica 17 febbraio.
Anagoor ancora una volta va oltre il teatro, in una direzione metafisica quasi a voler toccare le corde più intime dell'essere umano. Un ragionamento nel ragionamento che non stanca mai, una chiave nuova per leggere le dinamiche del mondo. E non solo. Pare infatti, quella di Anagoor, una corsa contro il tempo, quasi a volerci salvare. Ma l'umano vuole essere salvato? O meglio, ne è capace? E se fosse egli stesso il suo carnefice?

Giorgione, uno dei più enigmatici protagonisti della storia dell’arte, viene raccontato da Marco Menegoni attraverso documenti, versi poetici e descrizioni delle opere. Un solo monito, quello dello stesso Menegoni che invita il pubblico a osservare i quadri in diagonale, un po' come succede osservando la costellazione delle sette sorelle, le Pleiadi: si vedono meglio se non le si fissa direttamente. Sette sono anche le meditazioni, una per ogni stella. Mentre la risalita verso la Rivelazione inizia, già dai primi minuti ci si accorge che Giorgione, figlio della storia e dell'arte, e quindi eterno ed è lì con noi.

Nebbia

Nebbia, nient'altro. Poi le calle di una Venezia dominatrice cominciano ad affollarsi di "cittadini, mercanti e artisti". Il tuffo nella storia passa attraverso gli odori, i rumori e danze lontane. Venezia è orgogliosa e piena di vita mentre incombente arriverà la peste: "morbo castellano, morbus gallicus, morbus Sanctae Reginae, morbus Sancti Jobi, morbus Sancti Rochi, mulo epidemico, peste marranica, vaiolo ispanico… sifilide. Chiamala come vuoi ma si porta via tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento non solo le teste matte, ma anche la meglio generazione degli intellettuali dell’epoca: Poliziano, Pico della Mirandola, Ermolao Bàrbar ". E  ha chiuso gli occhi anche di colui che vedeva più degli altri, Giorgione.

Prima meditazione - Il silenzio

Madonna col Bambino tra San Francesco e San Nicasio

La pala del Giorgione è stata voluta da Tuzio Costanzo in memoria del giovane figlio Matteo morto a servizio della Serenissima. Un'unica richiesta a Giorgione, ovvero quella di realizzare un simbolo che potesse rendere enterno il ricordo del giovane. Ecco quindi che sui due schermi, che sembrano luce e rivelazione nella notte, appare lo sguardo perso nel vuoto della Madonna e le figure distanti, quasi intoccabili dei due santi Francesco e Nicasio, mentre un memorabile Menegoni ci ricorda che si tratta di una "tela per sepolcro", "sudario per il padre prima che per quel figlio morto".

Seconda meditazione - La natura umana

“Giuditta con la testa di Oloferne”

«Solo l’uomo ha la punta del cuore non in mezzo al petto, ma a sinistra. Lui solo è ambidestro. E' il solo ad avere le ciglia nella palpebra inferiore. Lui solo ride, lui solo parla. Le gazze,i corvi, i pappagalli possiedono una parvenza di linguaggio [...] Ha sensi sia interni che esterni per mezzo dei quali percepisce il nocciolo delle cose sensibili, non solo l'involucoro come gli altri animali.  Vedi quanta memoria ha l'uomo..."

Il viaggio nella natura umana parte della cellule, dalla nostra particolare forma. L'involucro che tende alla felicità che " consiste innanzitutto nella durevole salute, unita alla bellezza del corpo" ed un invito finale, sulle orme di Platone, a seguire l'indole della nostra anima, il Daimon interiore.

Terza meditazione - il desiderio

Venere Dormiente

Una donna nuda, sdraiata. Ha gli occhi chiusi e con la mano si copre il sesso. La terza meditazione intorno a Giorgione si apre con la Venere dormiente. Un dipinto commissionato come regalo di nozze, finito da Tiziano. Su questo punto verte il discorso sul desiderio: la donna appare morta, priva di sensualità, simbolo - forse - del desiderio messo in croce in virtù della mera procreazione, mentre un tronco mozzato all'altezza del pube ricorda la condanna di Giorgione. "Nulla possono raschiare di là, né penetrare né confondersi con tutto il corpo in quel corpo"

Quarta meditazione - Il nemico

L'assenza, il vuoto, la perdita del desiderio. La condanna di Giorgione è più viva che mai oggi, quando "si ha paura di amare", quando non rimane nulla e le inquietudini di ieri sono quelle di oggi. "L'Anticristo, dominatore travestito da samaritano, è Oloferne che conquista, domina, spoglia, insulta, e ubriaco fradicio crolla sbavando sul letto di Giuditta. Eppure c’è un modo per ribellarsi all’insano desiderio, resistere alla corruzione, dare battaglia al Chaos».

Dal 1500 il viaggio al nostro presente è breve: 11 settembre 2001. Il fumo delle Torri gemelle invade lo schermo. La nostra Apocalisse moderna ci ricorda che la paura, l'orrore, la distruzione sono tra noi, come quell'Anticristo che ancora cerchiamo di identificare.

Quinta meditazione - La battaglia

Tre Filosofi

Se nel susseguirsi del nostro inevitabile viaggio verso l'Apocalisse e l'Anticristo, il tempo è scandito dalla religione giudaica, quella cristiana e quella islamica. Se i tre i filosofi rappresentassero tutte e tre le religioni, allora il ragazzo europeo, quello seduto a destra, non si dovrebbe trovare in mezzo? E se forse quell'aria inquietante nascondesse altro? E se fossimo noi l'Anticristo?

Sesta meditazione -Il diluvio

La tempesta

Nella penultima meditazione il pubblico viene avvolto dal suono della pioggia, dei tuoni, del temporale mentre Menegoni, voltatosi in diagonale, ci invita a guardare le immagini che, ancora una volta, sembrano una finestra interiore.

Settima meditazione - Il tempo

Fregio oracolare o delle Arti

La circolarità del tempo viene in questa meditazione rappresentato con lo scorrere delle immagini in orizzontale. Una musica, che sembra un battito e che poi si trasforma quasi in un metronomo; una guida ad allinearci non con le note ma con la vita. Un invito a scegliere il libero arbitrio perchè l'ultima immagine, una pergamena, è ancora bianca.

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