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Lunedì, 27 Giugno 2022
Il fenomeno non si è mai interrotto / Altopiano Carsico / Località Fernetti

L'accoglienza ucraina fa crollare i rintracci, da gennaio i migranti fermati sul Carso sono 260

I dati sono relativi alla Polizia di frontiera ma la diminuzione è evidente soprattutto a causa del dirottamento di risorse e attività nel campo della gestione della crisi ucraina. Nell'analisi complessiva la vera novità è data dall'incremento dei cittadini di origine nepalese. Nella zona di competenza del Dipartimento di polizia di Capodistria i rintracci nel 2022 sono oltre 800

Nel passato le città erano circondate da mura e le porte erano conosciute con nomignoli diversi a seconda se la direzione fosse il borgo oppure il mondo esterno. Chi giungeva da fuori - i forestieri -, con ogni probabilità tendeva a chiamare quella strada col nome della meta da raggiungere. Chi ci viveva, invece, utilizzava toponimi quasi sempre legati ad espressioni locali. Dal punto di vista dei migranti che dai campi della Bosnia puntano in direzione nordovest (il territorio italiano) sappiamo che il tragitto viene chiamato Game (gioco) ma ciò che ignoriamo è se durante il transito nei territori croati e sloveni, si manifestino o no riferimenti geografici a Fernetti, al Carso o a Trieste.

Il vuoto creato dalla guerra

Un'assenza di informazioni che corre - anzi, cammina - di pari passo con il silenzio che ha avvolto l'ormai perenne fenomeno sul confine orientale d'Italia. In questi quasi due mesi dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina l'opinione pubblica e gli organi di informazione si sono completamente dimenticati della rotta balcanica, eppure tra i numeri della polizia slovena e quelli forniti da quella italiana, i rintracci nei primi tre mesi del 2022 sono più di mille. La Polizia di frontiera di Trieste parla di circa 260 rintracci, mentre il numero del Dipartimento di Capodistria (e ricostruito da TriestePrima in questo articolo) è di oltre 800 "fermi". Nel fine settimana contrassegnato dalle festività pasquali sul Carso italiano sono stati fermate 27 persone (di cui 17 solo il lunedì di Pasquetta); dall'altra parte del confine, dai varchi del monte Nevoso (Sneznik) fino a quelli della Ciceria, gli sloveni parlano di 107 rintracci. 

La guerra ha silenziato la rotta balcanica, ma i passeur non si sono mai fermati

Si scioglie la neve, ricominciano le partenze

Le novità di questo fine settimana sono rappresentate dal rintraccio, in Slovenia, di quattro persone di nazionalità camerunense, quattro cittadini del Congo e quattro migranti originari della Guinea. Secondo ricostruzioni provenienti da fonti di polizia, se gli afghani e i pachistani assieme agli indiani e ai bengalesi guidano da sempre la classifica in termini numerici, l'elemento di curiosità è rappresentato dall'incremento degli arrivi di cittadini provenienti dal Nepal. Le informazioni della Farnesina riguardo la situazione politico-economica del Paese non raccontano di un'area instabile (nonostante alcune aree dove vi sono ancora oggi tensioni sociali). Tuttavia le persone partono comunque verso l'Europa alla ricerca di un futuro migliore. La dinamica del viaggio, sempre secondo fonti di polizia, riguarda l'ottenimento di permessi per poter lavorare in Croazia. Una volta scaduti, i nepalesi allora si muovono verso altri Paesi europei, quasi sempre la Spagna. Il permesso di lavoro in Croazia può durare fino a due anni e spesso quel tempo è sufficiente a ripagare il debito contratto con l'agenzia che, dal Nepal, ha organizzato il tutto (a fronte di cifre che oscillano, secondo quanto riportato da media croati, tra i 5000 e i 7000 euro). Quella cifra verrebbe guadagnata in più di tre anni di lavoro (nel Paese di origine), viene erogata dalle banche a fronte di ipoteche sulla casa e corrisponde a più di 20 mensilità. 

[continua]

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