Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Rotta balcanica, sciopero della fame contro i respingimenti: al via la campagna di Dasi Fvg

Da domenica 17 gennaio, ogni giorno, alcune donne e uomini attueranno pubblicamente un digiuno per denunciare le responsabilità dell’Europa e dell'Italia. Tra i partecipanti anche i consiglieri regionali Furio Honsell e Chiara Da giau

Foto Giovanni Aiello

Uno sciopero della fame per dire no ai respingimenti. E' questa la campagna #rottabalcanica #norespingimenti di Rete Dasi Fvg, partita dal Fvg e pronta a raggiungere tutta l'Italia. Un'iniziativa nata per denunciare le responsabilità dell’Europa e dell'Italia nell’attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. "Si tratta di dispositivi illegittimi, attivati dalle polizie di frontiera, finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani" ha dichiarato Michele Negro di Rete Dasi Fvg. "Di fronte a tale situazione - ha aggiunto -, oltre alla raccolta di fondi per interventi umanitari che verrà utilizzata a Bihac da Ipsia Acli, sentiamo il bisogno di un coinvolgimento più profondo nelle vicende che riguardano migliaia di persone bloccate lungo la Rotta balcanica. Abbiamo quindi deciso di attuare una protesta politica non violenta che vuole porre l'attenzione su questa problematica".

Le richieste

Da domenica 17 gennaio, ogni giorno, alcune donne e uomini attueranno pubblicamente un digiuno. Con la protesta, che ha già visto l'adesione di consiglieri regionali come Honsell e Da giau, ma anche sindaci (Aiello e Gradisca d'Isonzo), professionisti e medici, si vuole:

- chiedere a tutti i Governi dell’Unione Europea e in primis al Governo italiano di porre immediatamente fine ai respingimenti tra Italia, Slovenia e Croazia, a causa dei quali migliaia di persone vengono rigettate in Bosnia, dopo aver subito violenze e vessazioni ampiamente documentate, in aperta violazione delle leggi europee e della Costituzione della nostra Repubblica che tutelano il diritto d’asilo;

- attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi UE dei rifugiati bloccati in Bosnia che permetta una effettiva protezione e alleggerisca la Bosnia, Paese con risorse limitate ed ancora diviso al proprio interno, delle responsabilità che la UE non vuole assumersi;

- aiutare la Bosnia a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati adeguato alle sue possibilità, escludendo la creazione, finora invece favorita, dei campi di confinamento nei quali isolare i rifugiati in condizioni indegne.

Schiavone: "Non è la prima catastrofe umanitaria"

"Oggi gli occhi sono puntati sul campo di Lipa ma questa non è la prima catastrofe umanitaria a cui assistiamo da quando la Bosnia è diventata l'"imbuto" obbligato del passaggio dei rifugiati" ha dichiarato Schiavone (ICS), ricordando il campo di Vucjak. Una vicenda drammatica "frutto dei respingimenti e caratterizzata, anche questa volta, da degrado, mancanza di posti di accoglienza e violenza" . "Dall'inizio del 2019 alla fine del 2020 - ha aggiunto Schiavone - i respingimenti dalla Croazia sono stati 21 mila, mentre nel corso del 2020 i dati ufficiali di Slovenia e Italia sono rispettivamente 9 mila e 1350. Il modus operandi è sempre lo stesso: alle persone viene impedito di fare richiesta di asilo e, senza traccia scritta di alcun provvedimento, vengono passati di mano in mano come fossero oggetti, perchè il fine è farli sparire. Abbiamo denunciato la situazione già ad inizio giugno, ma nulla è stato fatto per risolverla. Anzi, da allora i respingimenti - che ricordo sono illegali - sono stati persino promossi. Chi risponderà di tutto questo?". Per partecipare al digiuno e per maggiori informazioni: retedirittifvg@gmail.com.





 

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