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Riammissioni dei migranti, Bruxelles si è svegliata: eurodeputati "a caccia" dei responsabili

Una delegazione italiana del gruppo dei Socialisti e Democratici si è divisa il compito. Pietro Bartolo ed Alessandra Moretti nei Balcani, Massimiliano Smeriglio a Trieste: "Vanno accertate le responsabilità della catena di comando"

Qualcuno a Bruxelles sembra essersi svegliato da un lungo sonno. C'è voluto il drammatico incendio del campo profughi di Lipa, nella Bosnia nord-occidentale, ed una pressione costante da parte delle associazioni umanitarie che da anni denunciano la grave situazione nei Balcani a smuovere una delegazione italiana del gruppo dei Social-Democratici al parlamento europeo in una missione volta ad "accertare le responsabilità in merito alle riammissioni a catena". L'eurodeputato del gruppo dei Social-Democratici Massimiliano Smeriglio, presente a Trieste questa mattina (mentre Pietro Bartolo e Alessandra Moretti sono andati sulla "prima linea" ndr), ha fatto il punto della situazione e ha ricevuto, dalle mani di Gianfranco Schiavone di ASGI, il dossier sulla Rotta balcanica realizzato dalla rete Rivolti ai Balcani che verrà reso pubblico lunedì 1 febbraio. 

Il dossier di Rivolti ai Balcani

Da maggio a dicembre 2020, RaB ha raccolto testimonianze, documenti ed elementi in merito alla pesante atmosfera che si respira nella zona che va dal Cantone di Una-Sana al confine orientale d'Italia. Sono oltre 1000 le riammissioni informali portate avanti dai due Stati membri dell'Unione nel corso dell'anno appena passato. "L'obiettivo del gruppo - ha spiegato Smeriglio - è quello di accertare la catena di comando che ha permesso tutto questo". Secondo l'eurodeputato vanno chiarite le ragioni per cui "l'allestimento dei campi bosniaci non risulta essere adeguato, le responsabilità dell'agenzia Frontex e della stessa Bosnia". 

"Chiare le responsabilità della catena di comando"

Durante la missione l'esponente dei SD ha incontrato anche i vertici della Polizia di Frontiera che operano a Fernetti, a due passi dal confine con la Slovenia, e alcuni rappresentanti di Linea d'Ombra e la Strada Si.Cura, le due associazioni che da tempo aiutano i migranti che, dopo essere riusciti ad attraversare il confine italo-sloveno senza essere intercettati dalle forze di polizia, giungono a Trieste. "Appaiono chiare - così Smeriglio - le responsabilità della direttiva del Viminale che ha indicato nell'accordo bilaterale del 1996 il punto di riferimento per quanto riguarda la gestione della Rotta". Un fenomeno, quello delle riammissioni informali, che le organizzazioni hanno sempre definito alla stregua di veri e propri "respingimenti illegali" (se non "deportazioni" ndr) e che, in virtù della sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il Viminale, dal 13 gennaio per il momento rimangono bloccati. 

"Migranti ammanettati": cosa dice la sentenza (LEGGI L'ARTICOLO)

"Palesi violazioni": la denuncia non si ferma 

"Non è stata un'iniziativa del singolo corpo di polizia, bensì del ministero" ha tuonato Gianfranco Schiavone di ASGI. "Questa città è stata coperta di vergogna a causa di una vicenda di assoluta gravità: si è voluto impedire la presentazione della domanda d'asilo dei richiedenti e respingere le persone in una palese violazione dell'articolo 33 della Convenzione di Ginevra". La decisione storica del foro di Roma (che tuttavia ha raccolto solo la testimonianza di un richiedente asilo di origini pakistane, mentre per il ministero dell'Interno non è stato ascoltato nessuno ndr) potrebbe ridisegnare l'analisi e la gestione del flusso migratorio. 

Prima Libia e Turchia, ora anche nei Balcani

"Questo è un passaggio fondamentale - ha sottolineato Alessandro Metz di Mediterranea - affinché si possa restituire agli organi di informazione e alla società civile non solo la cattiveria o l'ignavia che si consumano sui confini, bensì la linea di responsabilità collettiva. Per anni l'Unione Europea ha esternalizzato il confine, usando le milizie libiche o la Turchia: ora invece assistiamo ad una violenza messa in atto quotidianamente anche in altri territori. Qui si tratta di salvare vite umane". Oltre ad aver acceso il faro europeo sulla questione, la missione è intenzionata anche ad acquisire la "documentazione controfirmata dal Viminale" per poter così indagare sulle responsaniblità. "Tutti sapevano" ha concluso Schiavone. 

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