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Migranti, le riammissioni in Slovenia sono ripartite, ma sull'operazione cala il silenzio

Sono "alcune" le pratiche di riammissione messe in campo dal 28 novembre ad oggi. La conferma arriva dal prefetto di Trieste, Annunziato Vardè. "Non posso entrare nel merito" afferma a TriestePrima. Soddisfazione dagli ambienti del centrodestra, ma sulla frontiera la direttiva Piantedosi non sempre verrebbe seguita alla lettera. Una fonte: "Chi resta col cerino in mano è sempre la polizia"

TRIESTE - "Ci sono state alcune riammissioni, ma non posso entrare nel merito". Il prefetto di Trieste Annunziato Vardè conferma la riattivazione della pratica annunciata dal governo Meloni la scorsa settimana, ma sull'operazione aleggia una sorta di onnipresente riserbo. Dalla polizia di frontiera fino alla prefettura, quasi nessuno ha voglia di parlare della questione. Le cause dell'operazione "bocche cucite", secondo indiscrezioni, sarebbero riconducibili alla necessità di mantenere una certa prudenza, soprattutto istituzionale, in bilico tra la volontà di riattivare il meccanismo e un attendismo dato dalle "sentenze pendenti", come ricordato dal sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco, in occasione della recente visita nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. 

Il centrodestra regionale esulta per la riattivazione delle riammissioni, eppure ai valichi di frontiera con la Slovenia l'applicazione della direttiva Piantedosi non sempre verrebbe seguita alla lettera. Dal 28 novembre, come affermato da Vardè, sono "alcune" le riammissioni messe in atto sulla frontiera in questi 19 giorni. Il mondo dell'accoglienza, con il presidente dell'Ics Gianfranco Schiavone, ribatte sottolineando che "non si possono fare, lo ripetiamo da quando il governo aveva risposto all'interrogazione parlamentare di Riccardo Magi". Insomma, tra rintracci e fotosegnalamenti, la questione migranti sulla frontiera orientale rimane particolarmente spinosa. Inoltre, data la tanto pendente quanto delicata situazione giudiziaria, l'esecuzione degli ordini impartiti dal Viminale andrebbe avanti un po' a singhiozzo. 

Niente più "catena" fino in Croazia

"Niente di nuovo, il cerino resta sempre in mano a chi è in prima linea" così una fonte di TriestePrima. Tra lo stand by giuridico e gli ordini politico-istituzionali, chi opera quotidianamente non sembra essere incoraggiato nel portare avanti azioni che nel recente passato il tribunale di Roma ha definito "illegittime". A confermare la tesi sull'altalena decisionale che regnerebbe sulla frontiera (ma evidentemente anche nei palazzi romani), ci sono gli ordini che alcuni vertici di polizia chiederebbero di far rispettare con grande vigore, mentre in altri casi la tradizionale fermezza dell'uniforme non mostrerebbe approcci particolarmente allineati. Le bocche nell'ambiente rimangono cucite. Sempre secondo indiscrezioni, una volta in Slovenia le forze di polizia della vicina repubblica non "accompagnerebbero" più i migranti al confine con la Croazia (e da lì in Bosnia), creando quella "catena di responsabilità", condita anche da violenze e abusi che alcune inchieste internazionali hanno smascherato. "Li mollano praticamente subito" così sempre una fonte di TriestePrima. 

"Prendono tempo"

Aspettando di capire cosa succederà con l'entrata nello spazio Schengen di Zagabria, il quadro all'interno del quale si muove il fenomeno delle riammissioni è quello di un accordo bilaterale (mai ratificato dal parlamento italiano, come sostenuto dal mondo dell'accoglienza) tra Italia e Slovenia, del 1996. Lo scorso 12 dicembre, dalla Conferenza regionale delle Autorità di pubblica sicurezza del Friuli Venezia Giulia, è stato lo stesso Vardè ad annunciare "l'intensificazione dell'attività di vigilanza lungo il confine" e la volontà di "attuare efficamente gli accordi stipulati con la Slovenia e l'Austria". "Non vuol dire niente, prendono tempo proprio perché c'è incertezza giuridica" così un addetto ai lavori. Nel frattempo, i richiedenti asilo continuano ad arrivare, anche se gli ultimi giorni hanno fatto registrare numeri di poco inferiori rispetto ai mesi precedenti. L'inverno è alle porte. Nei Balcani, come a Trieste, le temperature precipitano e scoraggiano le partenze. 

Intanto le pattuglie miste

Lunedì a Fernetti sono stati presi in carico un'ottantina di migranti, mercoledì invece ne sono stati accolti una sessantina. Nella rete delle riammissioni, nonostante il passaparola tra migranti su cosa dichiarare e come comportarsi sia più in salute che mai, ci finirebbe anche chi manifesta la sua volontà di non fermarsi in Italia, bensì di proseguire il suo viaggio verso altri paesi del nord Europa. In quel caso si verrebbe rimandati di là, in Slovenia, con buona pace dei manuali per il trattamento delle richieste di protezione. Sempre che gli ordini vengano eseguiti, visto che gli annunci politici in questo momento non si stanno traducendo in una rigorosa applicazione delle direttive ministeriali. La prefettura di Trieste, nel frattempo, ha fatto sapere che a breve riprenderanno le pattuglie miste tra la polizia italiana e quella slovena. 

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