Riammissioni dei migranti in Slovenia, il Siulp pungola le istituzioni e chiede chiarezza

Secondo il segretario provinciale Fabrizio Maniago c'è "bisogno di un parere scritto che possa fugare qualsiasi dubbio sull’applicabilità o meno dell’Accordo intergovenativo in commento"

Il fenomeno delle riammissioni della Rotta balcanica fa discutere, rischia di essere dipinto in maniera sbagliata e i suoi contorni vanno chiariti. A dirlo è Fabrizio Maniago, segretario provinciale del Siulp, sindacato Unitario dei Lavoratori di Polizia. Lo scenario è quello che nasce dal rintraccio e scaturisce in una presunta serie di riammissioni (che per l'Ics sono respingimenti ndr) in territorio sloveno, poi in quello croato, poi in quello bosniaco e così via, in un'interminabile scia di rimbalzi i cui protagonisti sono i cittadini di origine straniera che tentano, a piedi o con mezzi di fortuna messi a disposizione dai passeur. 

La situazione triestina

Per Maniago la situazione che sta colpendo Trieste apre "un nuovo delicato fronte". Il Siulp infatti afferma che per arginare e contrastare il flusso migratorio in entrata, recentemente sarebbe stato rispolverato "un vecchio accordo intergovernativo bilaterale firmato a Roma il 3 settembre 1996" e che prevederebbe "la riammissione dall’Italia alla Slovenia dei migranti attraverso una procedura più snella dell’eventuale applicazione del Regolamento Dublino III nei casi previsti".

La Slovenia riammette in Croazia 22 migranti

L'accordo

L'efficacia di tale accordo sarebbe però inficiata, secondo l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, da uno "ius superveniens", vale a dire uno scenario in cui sopravvenga una nuova norma giuridica destinata a regolare una situazione giuridica controversa, che lo renderebbe inappicabile. Il groviglio di norme e di regolamenti sarebbe una delle criticità più grandi, secondo Maniago, anche alla luce della chiusura di una "lunga vicenda giudiziaria durata otto interminabili anni", caso in cui lo stesso Maniago era stato accusato di sequestro di persona e poi, in Appello, assolto. 

Il groviglio di norme

Il "coacervo normativo" è originato, questa la posizione del Siulp, da una "sovrapposizone di norme di diritto interno, internazionale, europeo, da cui nel tempo sono discese Circolari applicative, prassi, poste in essere alla luce del sole, che ad un certo punto sono state messe in discussione". Lo stesso Maniago denuncia però la "grandissima sofferenza" patita da chi "aveva sempre operato in trasparenza e con grande umanità" e nel farlo, chiede risposte precise ai vertici delle istituzioni. 

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No ad approcci ideologici, sì a sicurezza per i colleghi

La Polizia, per Maniago, ha bisogno di "un parere scritto che possa fugare qualsiasi dubbio sull’applicabilità o meno dell’Accordo intergovenativo in commento. Non più tardi di alcuni giorni or sono l’ASGI è tornata sui media a chiedere contezza delle innumerevoli istanze fatte alle quali evidentemente non ha avuto risposta". Tralasciando gli approcci politici ed ideologici sul tema dell'immigrazione, il Siulp auspica "una pronta risposta pubblica alle numerose istanze, finalizzata a cristallizzare una delicata procedura, la cui applicazione è demandata agli operatori di Polizia sul campo che con la consueta abnegazione e spirito di sacrificio devono però potersi muovere in piena serenità in questa difficile e delicata situazione che ci accompagnerà ancora per molti, molti anni".

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