Vertice sulla Rotta balcanica, il ministro "snobba" i sindacati di polizia

Durante la conferenza stampa indetta dopo la lunga riunione tenutasi in Prefettura le sigle sindacali non sono state neanche menzionate. Rabbia del Sap e della Federazione Sindacale di Polizia

Sono delusi e amareggiati i sindacati di polizia triestini che aspettavano con interesse la visita del ministro degli Interni Luciana Lamorgese e l’esito del maxi-vertice tenutosi in Prefettura oggi 8 settembre. Le numerose richieste avanzate nell’ultimo periodo per far fronte all’incremento degli arrivi provenienti dalla Rotta balcanica e per veder attuati nuovi protocolli sanitari per le forze di polizia in ordine all’emergenza sanitaria in corso, secondo il Sindacato Autonomo e la Federazione Sindacale, non sono arrivate.

Il Sap: "Promessi 100 rinforzi, arrivati forse 15"

Lorenzo Tamaro del Sap non ha lesinato critiche e, facendo riferimento a “la Rotta balcanica sta andando abbastanza bene” (affermazioni del titolare del Viminale rilasciate circa due mesi fa ndr), ha puntato il dito contro l’attendismo romano nei confronti del confine orientale. “Il problema prima riguardava prevalentemente noi a Trieste, poi si è allargato soprattutto su Udine”. Secondo il Sap “il ministero ha quindi dovuto ammettere l’emergenza” anche se, nonostante le promesse di 100 militari per “dar manforte alle forze dell’ordine, forse ne sono arrivati una quindicina”. 

"Più controlli ai confini", il vertice con la titolare del Viminale

Protocolli sanitari e riammissioni, le richieste

Con la polizia “in estrema difficoltà e un sistema inadeguato a reggere tali dimensioni”, la sigla sindacale vicina al centrodestra aveva chiesto un incontro al ministro. “Non siamo stati nemmeno degni di una risposta” ha fatto sapere Tamaro che ha richiesto, oltre ai protocolli, spazi adeguati e nuovi accordi per le riammissioni informali, anche quelli che sono stati definiti “segnali forti. In queste condizioni non si può continuare, rischiamo il tracollo”.

La posizione della Fsp

Anche Edoardo Alessio del Fsp ha lamentato il mancato incontro con la Lamorgese. “Avremmo voluto chiedere che risposte ha ricevuto durante gli accordi intercorsi con la vicina Slovenia, oppure se è stato chiarito il ruolo che proprio il Paese vicino deve avere nel compito di prima nazione confinante con aree non aderenti a Schengen e Dublino e primo paese di ingresso in Europa” ha affermato il segretario provinciale.

Hot spot come in Sicilia

“Come mai l’aumento del personale di polizia di frontiera a Trieste è così ridotto e, soprattutto, davanti a un così evidente aumento di immigrati in questi mesi, come mai il potenziamento del reparto della frontiera conterà solo cinque unità previste entro fine anno?”. La Fsp ha chiesto infine l’istituzione di “un hot spot come in Sicilia” per far fronte al problema dell’identificazione che, sul confine orientale, ormai avviene “in due o tre luoghi diversi come Fernetti, Porto nuovo e pure in Questura”.

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Carenze del ministero

“Evidentemente – ha concluso Alessio - questo incontro avrebbe messo in luce le carenze di questo ministero, cosa probabilmente non gradita e delineando la poca sicurezza rivolta agli operatori di polizia” di fatto indicando il Viminale come presunto responsabile di quella che viene definita una “mancanza di attenzioni sufficienti nei confronti dei poliziotti”.

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