Cronaca

Rotta balcanica, Siulp: “Forte preoccupazione per pattuglie congiunte, protocollo non chiaro”

Fabrizio Maniago: “Tutto ciò che circonda questa materia è fumoso, opaco come il numero quotidiano di rintracci, l’allocazione dei richiedenti asilo, le procedure farraginose delle istanze, gli allontanamenti spontanei in costanza di quarantena”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fabrizio Maniago, segretario provinciale del Siulp:

Il Siulp prende atto del ritorno delle pattuglie congiunte in ambito provinciale, propedeutiche al pattugliamento del confine italo sloveno ed a combattere l’esecrabile fenomeno della tratta degli esseri umani. Un progetto che somiglia alla risacca delle onde, un progetto che ogni anno si rispolvera dal cassetto magnificandolo come fosse un deus ex machina capace di risolvere la vexata quaestio della rotta balcanica.

Il SIULP sul tema esprime la forte preoccupazione che ad oggi ancora non sia chiaro il protocollo operativo di gestione, che tutto ciò che circonda questa materia, nonostante le numerose richieste che si susseguono, sia assolutamente fumoso, opaco così come il numero quotidiano di rintracci; Nulla si conosce in ordine all’allocazione delle Persone richiedenti la protezione internazionale, alle procedure farraginose delle istanze, agli allontanamenti spontanei in costanza di quarantena. Dove vanno? Chi le controlla? Dove sono? Che fine fanno? Quanti sono positivi al Covid-19? Possono contagiare altre Persone? Rappresenta il possibile contagio un fattore di rischio per la popolazione? Quali sono le misure poste in essere per fronteggiare questo rischio?

Insomma tutto ciò che attiene a questo universo parallelo che si svolge a pochi chilometri dal centro cittadino è avvolto da una coltre di fumo spessa. Ogni giorno veniamo bombardati dai dati afferenti i vaccinati COVID- 19, al numero dei positivi, ai guariti che si suddividono tra i totalmente guariti ed i clinicamente guariti. Un continuum di notizie certosine, precise, costanti, mentre sui quotidiani rintracci lungo il confine carsico cala il sipario. Fa clamore il sempre più frequente arresto di un passeur che si gioca la libertà per poche decine di euro. Ogni giorno i Colleghi della frontiera e non solo loro sono oberati da una moltitudine di carte, di incombenze, di lavoro, di atti di garanzia che non servono se poi le Persone scompaiono nel nulla. Chi gestisce le presenze?

Sarebbe quantomeno utile capire quanti sono i posti disponibili, se sono pieni, quali sono i costi di gestione e come vengono ripartiti a livello nazionale, regionale e comunale. Esiste un sistema di rendicontazione giornaliero degli ingressi, dei presenti, degli allontanati? È possibile che ci siano delle persone presenti solamente sulla carta? Insomma, si sente un forte bisogno di trasparenza mediatica in tutto questo universo mondo che va dal rintraccio passa dalla permanenza e termina con la fuga verso nuove mete, magari più appetibili in termini di accoglienza ed integrazione; Accogliere chi ha bisogno è sacrosanto, ma è parimenti sacrosanto che questo universo sia messo dentro una casa di vetro.

I Colleghi ci sono come testimonia la toccante storia di SHQIPRIM Berisha, Agente della Polizia di Stato fresco di nomina, passato da Trieste nel 1998 che ha toccato con mano l’umanità, l’altruismo, il grande cuore di chi opera su strada a Trieste ogni giorno. Caffè, bibite, merendine, panini, ma anche pizze, riviste, abiti, pannolini vengono donati in modo agapico dal personale a chi ha bisogno ed è sempre stato così dalla notte dei tempi, anche per gli espellendi. Ora però è giunto il tempo di avere delle risposte perché il fenomeno migratorio non si deve sempre scaricare solo su chi opera in strada.

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