Cronaca

In Slovenia la Rotta dei migranti non si ferma: quasi 70 rintracci in cinque giorni

Sono 66 le persone fermate dagli agenti del Dipartimento di polizia di Capodistria dal 1 marzo ad oggi. La maggior parte è afghana e bengalese, la "novità" dei russi

La primavera è in arrivo e l'innalzamento delle temperature ridà vigore al flusso di migranti provenienti dalla Rotta balcanica. Nella prima settimana di marzo la polizia slovena ha ufficialmente rintracciato 66 persone di diverse nazionalità in svariate località del territorio di competenza del Dipartimento di Capodistria. Il rintraccio avvenuto nei giorni scorsi sul Carso triestino di otto minori di origine bengalese (fatto seguito allo schianto di un furgone guidato da un passeur svanito nel nulla ndr) conferma il perdurare della migrazione che dai campi profughi della Bosnia, punta in direzione dell’Unione Europea. 

Nonostante l'ultimo periodo sia stato caratterizzato più da sentenze, polemiche politiche ed operazioni internazionali contro i trafficanti d'esseri umani (è notizia di oggi l'arresto di cinque persone e della decapitazione della cellula triestina operativa nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ndr), il fenomeno non tende ad arrestarsi. Se da un lato non si conosce il numero dei riammessi in Croazia dalle autorità slovene (quelle tra Roma e Lubiana si sarebbero fermate dopo la condanna del Viminale da parte della magistratura romana che ha definito "illegittime" le riammissioni ndr), i dati dell'ultima settimana non passano inosservati. Nel computo totale delle provenienze, la maggior parte (31) è originario dell'Afghanistan, 14 di nazionalità bengalese, sei pakistani e sei cittadini del Marocco, cinque russi, due persone provenienti dalla Tunisia, uno fuggito dalla Siria e un cittadino albanese. 

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