Martedì, 23 Luglio 2024
L'operazione Abisso / Altopiano Carsico

"La famiglia è preoccupata", come i trafficanti si informano sui passeur arrestati

Durante l'ultimo periodo a Trieste e dintorni sono stati arrestati ben sei cittadini di nazionalità ucraina accusati di gestire un traffico di esseri umani tra i Balcani e l'Italia. In alcuni casi la richiesta di informazioni sulle sorti degli arrestati giunge direttamente agli investigatori o, in altri casi, come successo alla nostra redazione, direttamente alle mail di giornalisti

TRIESTE – L’informazione è potere, lo sanno anche e soprattutto le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani lungo la rotta balcanica. Nell’ultimo periodo, infatti, i contatti avanzati a Trieste dagli stessi trafficanti si sarebbero moltiplicati e dietro al fenomeno potrebbero nascondersi inquietanti retroscena. Sono numerose le richieste di informazioni, una giunta anche a questa redazione, in merito a criminali di nazionalità ucraina finiti in manette durante la cosiddetta operazione Abisso, recente indagine che ha visto l'arresto di otto trafficanti (sei ucraini, uno russo e uno afghano), documentando, in poche settimane e grazie all'installazione di fototrappole in Carso, un flusso di centinaia di migranti lungo la ciclopedonale che collega Orlek all'abitato di Trebiciano.  

Che fine hanno fatto gli arrestati?

Le richieste di informazioni provengono da paesi europei tra i più diversi e fanno spesso riferimento a figure di passeur arrestati a Trieste e dintorni. L’accusa mossa dalle autorità è sempre quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto in possesso di TriestePrima, le mail potrebbero rappresentare i tentativi di organizzazioni criminali a carattere transnazionale di far luce sulle sorti di alcuni sodali caduti nella rete delle forze dell’ordine. La richiesta, infatti, appare quasi sempre identica ed è avanzata da soggetti terzi. 

La richiesta di informazioni

Viene quindi inviata una mail per conto della famiglia dell’arrestato in cui si fa leva sul presunto status di rifugiato del trafficante, status che sarebbe stato definito in un altro paese del continente. Si parla di ultimi contatti risalenti "a diverso tempo fa", di una fedina penale pulita e, in generale, fa emergere una grande preoccupazione da parte dei parenti dell'arrestato. "Non è da lui questo comportamento” questa una delle affermazioni che si leggono. Sul fronte delle indagini lungo la rotta balcanica, dall’invasione russa dell’Ucraina in poi gli investigatori avrebbero osservato un radicale cambio di leadership in una delle numerose ramificazioni che il traffico di esseri umani ha tracciato nei Balcani.

Tra queste, come si apprende anche da lavori di inchiesta giornalistica nella penisola balcanica, c'è la presunta sostituzione dei trafficanti russi che sarebbe avvenuta per mano di cittadini ucraini residenti in diversi paesi dell'est Europa, come Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e altri. 

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