Roma boccia l'abbattimento della Tripcovich, Dipiazza su tutte le furie: "Oggi me ne andrei dall'Italia"

Durante la seduta del Consiglio comunale di questa mattina, il primo cittadino ha diffuso la notizia della bocciatura da parte del ministero del tanto atteso abbattimento del teatro ed ex stazione delle corriere. "Qualcuno ha agito. Non mi sento più tanto appartenente a questo Paese"

Il ministero ha bocciato l'abbattimento della sala Tripcovich mandando su tutte le furie il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che ha diffuso la notizia questa mattina durante i lavori del Consiglio comunale. Nel suo intervento, il primo cittadino apparso furibondo, ha usato parole dure nei confronti degli uffici romani, responsabili a suo dire, di imporre una decisione definita "vergognosa". 

"Sono molto orgoglioso di appartenere a questo Paese fino a questa mattina - ha affermato Dipiazza -. e sono molto felice di aver fatto quello che ho fatto nella mia vita da sindaco, ma oggi darei volentieri le dimissioni e me ne andrei da questo Paese". Affermazioni molto critiche che si sono aggiunte al giudizio sulla gestione della capitale. "Quando vado a Roma c'è da vergognarsi ad essere italiani tra buche e autobus che prendono fuoco. La situazione è ingovernabile" così il primo cittadino.  

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"Bene, questi signori, e questa è una vergogna per il Paese, e per la prima volta auguro a questi signori qualcosa di male - ancora Dipiazza - hanno bocciato l'abbattimento della Tripcovich dopo che la Soprintendenza di Trieste aveva dato il benestare. Questa la trovo una cosa vergognosa, una di quelle che non ti aspetti anche perché, ripeto, noi abbiamo una città tenuta in una certa maniera e credo che sia l'orgoglio di tutti noi e invece, proprio chi ha le città in quelle condizioni, poi ci impongono". 

Secondo Roberto Dipiazza la comunicazione sarebbe arrivata attraverso "una lettera pesantissima fatta di insulti nei confronti dell'amministrazione" e per mano di "qualcuno che ha agito perché non è che il ministero da Roma sapeva di una vecchia stazione di corriere per cui c'è da vergognarsi". Il primo cittadino ha poi concluso affermando che "adesso studierò con gli uffici cosa possiamo fare, ma ripeto, oggi non mi sento più molto appartenente a questo Paese e tantomeno alle leggi romane". 

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