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Il re dei wurstel e del cotto in crosta se n'è andato, addio a Giorgio Sfreddo

Il fondatore dell'omonimo salumificio si è spento nella sua casa all'età di 89 anni. Patron dello storico marchio triestino, ha segnato in maniera irreversibile il mondo dei prosciutti made in Trieste

Nel 2021 avrebbe compiuto 90 anni e probabilmente la festa di compleanno l’avrebbe visto impartire ancora qualche buon consiglio ai nipoti e alla figlia oggi al comando dell’azienda. Fondatore dello storico salumificio triestino assieme alla moglie Luciana, Giorgio Sfreddo si è spento nei giorni scorsi nella sua casa a Trieste. Instancabile stacanovista, Sfreddo aveva continuato a vivere lo stabilimento di via Giarizzole fino all'età di 87 anni quando, dopo oltre 70 anni di onorata carriera, aveva deciso di ritirarsi a vita privata e per star vicino all'adorata moglie.  

Dagli anni Sessanta ad oggi

Le memorie raccolgono ricordi che per certi versi sfiorano il mito. Fino a quando si recava al lavoro, la sveglia puntuale lo faceva essere in piedi molto presto per controllare la cottura dei prodotti che di lì a qualche ora sarebbero finiti sui banconi dei numerosi buffet del centro. Sotto la sua guida l'azienda messa in piedi da Giorgio Sfreddo il 13 dicembre del 1967 è stata - e continua ad esserlo - una vera e propria istituzione del settore. La molla che l'aveva spinto a fondare uno stabilimento tutto suo era scattata il giorno in cui, nel 1966, la Cesare Masè fu costretta a chiudere i battenti. Era lì infatti che Giorgio aveva iniziato a lavorare, attratto quotidianamente da quell'impresa nel personale tragitto casa scuola, fin dall’età di 14 anni.

La gavetta e le brillanti idee

Alla Masè aveva appreso la tecnica di lavorazione delle Vienna (così vengono chiamati ancora oggi i wurstel in dialetto triestino ndr), delle spalle cotte e degli stessi prosciutti. Il lavoro va bene, ma secondo Sfreddo dopo la lavorazione la carne resta troppo dura. E' qui che gli si accende la lampadina che fa scattare la rivoluzione. “Bisognava sbattere la carne per renderla più morbida così andai in un negozio specializzato in riparazioni di elettrodomestici, si chiamava Sate, e creai un macchinario per la zangolatura”.

La professione

Quell’iniziale desiderio di seguire le orme di un fratello fabbro viene quindi soppiantato dalla passione per la meccanica applicata all’industria alimentare. Empirico nelle scelte di buon senso e preciso fino al midollo, Sfreddo aveva imparato il mestiere con rapidità tanto da arrivare ad avvicinarsi ai grandi marchi dell’industria alimentare italiana, su tutti forse Rovagnati (di cui ricordava di essere stato testimone di nozze ndr).

L'imprenditore

In quella tradizionale abilità imprenditoriale che contraddistingue i visionari, Sfreddo guardava allo sviluppo tecnologico e aziendale come a due pilastri fondamentali. Già dopo dieci anni dalla fondazione dello stabilimento, tra l’agosto del 1977 e l’aprile del 1978 decide di disegnare l’area di quasi 1000 metri quadrati dove far sorgere la nuova struttura produttiva, nella zona tra lo stadio di Valmaura e il monte San Pantaleone. Alla fine del decennio successivo arriva poi l’ulteriore ampliamento (progettato dall’ingegnere Arno Wetzl ndr) che consegna alla famiglia uno stabilimento di oltre 5000 metri quadrati.

"Avevamo iniziato con un maiale"

“Abbiamo iniziato con un maiale acquistato con soldi a prestito –  così ricordava sempre Sfreddo a chi gli chiedeva di ricordare l’alba del successo di famiglia -. I soldi che portavamo a casa alla fine del mese bastavano a pagare l'affitto e per mangiare". I funerali si sono svolti sabato 12 dicembre. Giorgio lascia la moglie Luciana, le figlie Daniela e Gabriella e i nipoti Luca, Andrea e Valentina. 

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