Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

SAP: «Italia in crisi, i poliziotti non sono dei privilegiati»

20.19 - Il sindacato autonomo di polizia: «Spesso sono figli di famiglie meno abbienti, provengono da molto lontano e seppur economicamente maltrattati fanno (o quantomeno tentano di fare) il loro dovere con orgoglio, per l’Itali»

I recenti scontri con la Polizia nei quartieri popolari di Roma e Milano, ben fotografano l’immagine dell’Italia di oggi, quella della crisi, della difficoltà ad avere un posto di lavoro -che spesso è precario-, quella degli studenti con un futuro più che incerto, quello dell’immigrazione clandestina incontrollata dallo Stato ma spesso ben controllata dalla criminalità organizzata.
Fra gli italiani ci sono anche i poliziotti; non sono dei privilegiati! Spesso sono i figli di famiglie meno abbienti, provengono da molto lontano e seppur economicamente maltrattati fanno (o quantomeno tentano di fare) il loro dovere con orgoglio, per l’Italia,


A Milano, Roma, Padova, Torino, Bologna ed in molte altre parti d’Italia, questi uomini e donne in divisa (la cui maggioranza ormai supera i 50 anni di età) prendono botte, motolov, sanpietrini e quant’altro, perché oramai con le loro divise rappresentano quello “Stato nemico”.
Una “guerra” apparentemente tra parti diverse, che invece costituiscono due fondamenti dello stesso Stato.
Una “valvola” messa costantemente sotto pressione da una crisi evidentemente non solo economica ma anche e soprattutto sociale.
La soluzione non può essere la devastazione e l’assalto alle forze dell’ordine.
Sono più di 6000 gli agenti feriti in un anno nell’espletamento del loro dovere, vittime e carnefici della rabbia dei manifestanti, ma anche vittime della stessa crisi economica e sociale subita da tutti, anche dai poliziotti.
Vittime spesso di sommari processi popolari e mediatici sul loro modo di operare tanto da indurre lo Stato a riscrivere le regole -tanto richieste dal SAP- sul comportamento dei poliziotti e dei manifestanti nelle piazze.
Sull’argomento il SAP chiedeva poche regole, certe e chiare per tutti; invece quello che sta partorendo il governo è solo una moltitudine di ambiguità.


E’ ovvio, più facile e meno dispendioso condannare una manganellata piuttosto che investire su politiche sociali per risollevare il nostro Paese.
Un Paese dove la sicurezza è vista come un “costo” e non come un patrimonio per una buona qualità della vita.
Un Paese dove la percezione di insicurezza cresce ma cresce anche l’insicurezza reale.
Un Paese che non promuove una cultura improntata sulla legalità è un Paese che si sta imbarbarendo ed è destinato al suo fallimento, non solo economico, ma soprattutto culturale.
Ci sono dei servizi, come quelli dell’Istruzione, della Sanità e della Sicurezza che non sono costi, ma sono valori; senza di essi uno “Stato” non ha senso di esistere. L’alternativa? L’anarchia, il caos!
Noi non questo non lo vogliamo, vogliamo progredire non regredire.

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