Cronaca

Scuola e chiesa, Don Malnati: «Non mandate i bambini a scuola giovedì santo»

«Un atto pacifico e rispettoso delle istituzioni, in difesa dei valori cristiani». Un messaggio nel corso di una messa in una domenica delle palme insanguinata dal terrorismo

foto di repertorio

«Non mandate a scuola i vostri figli giovedì santo, non è giusto “vivisezionare” la triade pasquale». Questa, l’esortazione di  Don Ettore Malnati, Parroco di Nostra Signora della Provvidenza e di Sion, durante la funzione di questa tormentata domenica delle palme. Giovedì, venerdì e sabato santo, secondo la tradizione cristiana, rappresentano una triade in cui ciascun giorno ha un valore spirituale e simbolico da ricordare e celebrare con uguale intensità. Togliere importanza a uno di questi, asserisce il monsignore, è un danno all’educazione cristiana.

Il giovedì, in particolare, è il giorno in Gesù esegue la lavanda dei piedi, un gesto universale di ospitalità e cura verso tutti i suoi discepoli durante l’ultima cena, poco prima di essere definitivamente condannato a morte. «La triade pasquale  – spiega don Ettore –è il cuore del cristianesimo ma riveste grande importanza anche nella cultura occidentale. Nelle arti figurative ricordiamo l’ “Ultima Cena” di Leonardo a Milano, una scena ritratta dai più grandi artisti. Il venerdì santo viene preparato dal giovedì, il momento in cui Cristo non solo istituisce l’Eucaristia ma con la lavanda dei piedi si esplica il servizio di ogni cristiano, che deve servire l’umanità nei confronti dei valori».

«In questo giovedì non chiediamo che i bimbi vengano in chiesa per forza – dichiara padre Malnati - può essere un semplice giorno di vacanza purché si ricordi il senso profondo di questa giornata. Dire “visto che avete festeggiato il carnevale, allora venite a scuola giovedì santo” mi sembra una leggerezza, una superficialità educativa preoccupante».

«Non ho intenzione di creare un caso nè una protesta “anarchica” – precisa comunque il religioso - ma se la famiglia è cristiana e crede in questa dimensione valoriale, può chiedere alla scuola di lasciare a casa i figli giustificando l’assenza “per ragioni di famiglia”. Quindi è un atto sincero, nel rispetto delle istituzioni, che ha la famiglia come tramite. È diritto di ogni nucleo familiare tenere a casa i figli da scuola».

Durante le celebrazioni di questa funzione, in Egitto si stava perpetrando un doppio attentato, proprio in due luoghi di culto cristiani, Tanta e ed Alessandria. Una catastrofe umana che il parroco sente il dovere di commentare: «È importante non rispondere alla violenza con la violenza. È necessario che la comunità internazionale intervenga. Se non si cambiano i criteri del consiglio di sicurezza dell’Onu (che è composto da cinque rappresentanze e se una si trova in disaccordo può imporre il veto) è impossibile garantire la pace e intervenire con embarghi concreti nei confronti di chi produce armi e compra petrolio a basso prezzo dall’Isis».

«Il discorso è: perché sempre contro i cristiani? – conclude Malnati - Perché il cristianesimo offre un percorso religioso di libertà, abbracciare questa fede è una scelta. Al di là delle porcherie che gli uomini cristiani hanno attuato nei secoli, come l’inquisizione, il criterio fondamentale è quello dell’amore e della fratellanza, e quindi coloro che vivono nella contrapposizione violenta come i militanti dell’Isis sono minacciati da questo. Non è una guerra di religione ma di cultura. Un voler egemonizzare il proprio territorio attraverso l’ideologia del califfato, che si concretizza una mancanza di rispetto della donna, dei bambini, e di molto altro. È bene che il Papa riallacci i rapporti con un Islam intelligente e moderato, ed è importante confortare i 40 milioni di copti, che sono a tutti gli effetti cristiani».

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