Scuola in balia del virus? Rosolen non ci sta e scrive agli studenti del Fvg

L'assessore all'Istruzione richiama gli studenti al senso di responsabilità e definisce inaccettabile la trasformazione della "scuola nella sede del rischio sanitario". Nel testo il velato riferimento alla partita che la classe dirigente si gioca nei confronti di un'intera generazione

Il coraggioso viaggio verso Itaca necessita di onestà e disciplina capaci di portare preziosi benefici a favore di tutta la comunità. Il richiamo alla responsabilità indirizzato agli studenti del Friuli Venezia Giulia (e al governo) arriva da una lettera scritta oggi 15 settembre dall'assessore regionale alla Scuola, Alessia Rosolen. Il chiaro messaggio lanciato dall'esponente della giunta Fedriga giunge in un momento delicato per tutta la comunità scolastica, anche e soprattutto alla luce dei casi dei due insegnanti positivi al Coronavirus rilevati rispettivamente a Monfalcone e Gorizia e che hanno prodotto la chiusura delle strutture e poco meno di 200 studenti in isolamento. 

Responsabilità individuale e collettiva

La tanto attesa riapertura degli edifici scolastici con il conseguente ritorno alla normalità, secondo Rosolen, porta "benefici educativi sociali di gran lunga più importanti rispetto a qualsiasi altro disagio che ci troveremo ad affrontare". E' qui che l'assessore rimarca la necessità di "assumere una condotta attenta" e menziona quella "responsabilità individuale che diventa collettiva" da cui "nessuno può sentirsi sollevato".

Situazione delicata

All'interno del mondo scolastico la situazione risulta "complicata" e non è un mistero che, come sostiene l'assessore, "i rischi sono reali e le preoccupazioni legittime". Tuttavia, nella lettera Rosolen non si rivolge solamente agli studenti ma lascia intendere il fatto che gli attori in campo siano più d'uno. "Sulla scuola si gioca la credibilità della classe politica nei confronti di una generazione - scrive - e deve essere una priorità per tutti. I problemi non si risolvono a colpi di retorica". 

Itaca deve essere più vicina

I toni della lettera cambiano invece quando Rosolen definisce come inacettabile l'indicazione, prodotta "dall'ansia da contagio", della scuola come "sede del rischio sanitario". "Le scuole riaprono dopo mesi di vita sociale di giovani e adulti, nel corso dei quali abbiamo compreso che, in presenza di comportamenti maturi, si può vivere una quotidianità serena". Menzionando l'Odissea, Rosolen conclude investendo la classe dirigente del ruolo che le compete. "Spetta alla politica garantire che il viaggio dei ragazzi e di tutto il personale scolastico verso una didattica adeguata non si protragga per vent’anni".

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