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Scuola, la lettera della Dirigente di Muggia

Redazione

Riceviamo dalla scuola De Amicis di Muggia e pubblichiamo integralmente 

Alla Redazione de Trieste Prima

con la presente desidero esprimere alcune riflessioni sulla vicenda titolata da Trieste Prima “Bimbo di 7 anni umiliato a scuola per aver dimenticato l’astuccio, la triste storia di Jacopo”. Da Dirigente scolastica dell’Istituto chiamato in causa esprimo tutto il mio sincero dispiacere per il vissuto che il bambino evidentemente ha espresso e riportato in casa. E se quello è il suo vissuto in quanto tale è indiscutibile. Tuttavia compito della parte adulta è comprenderlo ed elaborare le possibili risposte.

Deve comprendere la scuola e commisurare i comportamenti da tenere che a volte devono essere rigorosi e severi a volte morbidi e condiscendenti. Perché non per tutti i bambini sono adeguate le medesime risposte. Deve comprendere la famiglia in relazione ai pregressi del proprio figlio. Diverso è il figlio che un’unica volta dimentica un pezzo, altro è quello che lo fa d’abitudine. Ma soprattutto laddove si verifica un problema il metodo di risoluzione deve essere unico per entrambe le istituzioni educative fondamentali per il bambino - scuola e famiglia -: la ricerca del dialogo.

Se ci fosse stata volontà di dialogo si sarebbe subito potuto comunicare che la giornata di lavoro era stata caratterizzata da prevalenti attività d’ascolto, di conversazione e lettura come testimoniato dal Registro digitale e che la lezione di scienze del pomeriggio si è svolta all’aperto senza necessità di matita e quaderno. Tutto documentato: pertanto nessun muro è stato fatto fissare! Può darsi che chi rappresentava la scuola in quel momento sia stato, in quel particolare frangente, eccessivamente scrupoloso nell’applicazione delle regole anticovid. E’ un momento molto complicato per le responsabilità di tutti e talvolta l’ansia prevale. Anche questo andrebbe compreso.

Certamente la reazione della genitrice, che non risulta aver chiesto alcun incontro né alla persona interessata né a me in quanto Dirigente, ma è ricorsa alla stampa aggiungendo anche la mattina successiva  la scena fuori dal portone della scuola della distribuzione delle matite igienizzate, è parsa davvero fuori misura e decisamente scomposta. Voglio evidenziare però come tutto questo non abbia fatto bene né portato alcun vantaggio al clima relazionale della classe alla quale il nostro (credo involontario) protagonista Jacopo appartiene.

Inoltre il fatto che si scriva che “la scuola” – potendosi intendere l’interezza dell’Istituto Comprensivo – umilia i bambini quasi fosse prassi pedagogica è davvero, questo sì, umiliante! Ed io certo non intendo puntare l'indice verso la stampa in generale e nemmeno verso TriestePrima. Ma verso questo articolo certamente sì: certamente umiliante per chi lo ha compilato senza alcuna verifica con l’istituzione accusata.

Suggerisco a Trieste Prima  una seria indagine sulle attività che nelle scuole muggesane si svolgono, sulla dedizione e la professionalità del corpo docente che pur variegato e diversificato com'è ovvio che sia, opera con capacità e passione. Invito  Trieste Prima a vedere come, nonostante il virus ci si è organizzati. Apro le porte a chi desidera fare informazione a tutto tondo. Certa che Trieste Prima farà tesoro di questa vicenda e si farà d’ora in poi portatrice di un necessario, costante invito al dialogo porgo distinti saluti.

Il Dirigente scolastico

(Dott.ssa Marisa Semeraro)

La risposta della redazione 

Gentile dottoressa Semeraro, 

abbiamo ricevuto la vostra lunga lettera in merito al fatto accaduto qualche giorno fa e da noi riportato. In riferimento a ciò, intendiamo porgere le nostre scuse agli insegnanti firmatari della replica e a lei come Dirigente dell'Istituto. In merito alla vicenda, desideriamo puntualizzare alcuni passaggi che riteniamo doverosi. 

La madre di Jacopo ci ha contattato direttamente con la versione dei fatti raccontata dal figlio a casa. L'abbiamo immediatamente chiamata per verificare la veridicità di quello che aveva voluto condividere con noi. La signora ci ha poi raccontato la posizione della scuola, sulla base della risposta che la stessa aveva inoltrato alla madre. Nell'articolo abbiamo riportato la posizione dell'istituto, senza tuttavia aspettare una possibile posizione degli stessi insegnanti. Di questo ci rammarichiamo e porgiamo ulteriormente le nostre, seppur tardive, scuse. 

Sul nome dell'alunno, è stata la stessa madre (avvocato) ad autorizzarne la pubblicazione. Consapevoli che non servirà a molto - ma che è altrettanto raro trovare oggi come oggi qualcuno capace di ammettere l'errore, cosa che non sembra essere presente quando invece si pretende di avere sempre l'ultima parola - , vogliate prendere questa mail come una rappresentazione del nostro autentico dispiacere per quanto accaduto. 

Rimaniamo altresì convinti che, come sostenuto anche dalla stessa dirigente nella mail inviata alla madre, dove si parla esplicitamente di "un' alta dose di ansia tale da aver timore di proporre in classe giochi come la dama e simili",  la situazione ha visto diversi insegnanti della scuola - probabilmente non voi - vivere il ritorno sui banchi in modo non facile. Al di là di queste precisazioni, oggi siamo noi ad ammettere di aver imparato la lezione. 

Firmato 

Nicolò Giraldi

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Commenti (1)

  • La scena davanti alla scuola mi mancava; infangare la scuola, i suoi insegnanti e dirigenti per farsi pubblicità gratuita, sarebbe da segnalare il comportamento della genitrice ai servizi sociali, strumentalizzare un minore - di cui lei per prima ha fatto nome e cognome - in questo modo ed umiliarlo con il proprio comportamento non dovrebbe esser considerato accettabile. Il fatto che sia avvocato è un'aggravante se possibile, sarebbe da segnalare alla commissione deontologica dell'ordine.

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