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Fedriga chiude le scuole, sabato la protesta in piazza Unità

I manifestanti di Priorità alla Scuola: "Visione miope che sacrifica l'integrità dei ragazzi. Il presidente ignora le indicazioni del CTS e ci racconta la sua fiaba"

Dopo la decisione della giunta regionale di chiudere le scuole per almeno 15 giorni Trieste si mobilita ed è pronta a scendere in piazza per esprimere totale contrarietà rispetto alla scelta. L'appuntamento lanciato dal comitato Priorità alla Scuola è sabato 6 marzo in piazza Unità, dove durante quella che si preannuncia come una protesta rumorosa, i manifestanti diranno no ad una visione "miope che sacrifica l'integrità dei ragazzi a ragionamenti che hanno tutto il sapore della demagogia". 

"Fedriga ignora le indicazioni del CTS"

La decisione della giunta Fedriga di tornare alla didattica a distanza per le scuole medie, superiori ed università (sono previste deroghe per studenti disabili, con bisogni speciali e per quelli non in possesso dei dispositivi tecnologici ndr) è stata accolta male dai manifestanti che già in diverse occasioni, tra presidi permanenti e iniziative di dissenso, hanno "occupato" la piazza principale del capoluogo regionale lanciando il loro grido d'allarme. "Fedriga ci racconta la sua fiaba - scrivono - perché vuole farci credere che si tratta del miglior provvedimento possibile per il contenimento dei contagi, mentre invece è solo quello più facile. Ci dicono che sarà per due settimane ma sappiamo bene che la storia potrà essere ben più lunga". Secondo il sodalizio il presidente del Fvg "ignora le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico e del Governo che raccomandavano una valutazione dei dati per singole zone, dettando parametri ben specifici". 

"Non siamo untori, si facciano controlli nei locali"

Per PAS il nodo è quello del numero di casi ogni 100mila abitanti. "Ad oggi inoltre Trieste non rientra nei parametri indicati come campanelli di allarme per la chiusura delle scuole. Il limite - cpsì scrivono - è 250 casi per ogni 100.000 abitanti nell’ultima settimana, mentre a Trieste sono 144. Eppure Fedriga chiude dappertutto". I manifestanti non ci stanno quindi ad essere additati come untori (nonostante la Regione indichi la fascia d'età tra gli 11 e 18 anni come quella più a rischio, oltre ai principali focolai che si diffondono in famiglia, sul lavoro e proprio negli ambienti scolastici ndr). "Il problema - continuano - ora sono i pericolosi assembramenti fuori degli edifici scolastici degli istituti secondari, che invece nel rispetto delle regole osservano orari di entrata e di uscita scaglionati. Sembra quindi, secondo Fedriga ed i suoi assessori, che solo fuori dalle scuole secondarie vi siano assembramenti pericolosi, ma sulla stampa ed in televisione vediamo invece servizi ed articoli su questo tema che riguardano centri commerciali, vie dello shopping e locali pubblici. Dove sono finiti i volontari che dovevano vigilare sul rispetto delle regole fuori dalle scuole ed alle fermate dei bus?". 

Il problema educativo

Tra luoghi in cui "si manifestano assembramenti ogni giorno, scambi e dialoghi senza mascherina e reiterata violazione delle regole" (sono numerosi i locali del centro storico, tra il Borgo Teresiano e il rione di Cavana, ad essere visibilmente affollati e non sempre rispettosi delle normative anticovid ndr), la protesta di sabato punta il dito anche contro l'assenza di "controlli o sanzioni che farebbero arrabbiare una categoria economica evidentemente giudicata come appetibile bacino elettorale". Secondo PAS ad andarci di mezzo sarebbero anche "la crescita, l’evoluzione e la formazione culturale e psicologica dei ragazzi" messe a dura prova da dodici mesi in cui la scuola ha subito dei radicali cambiamenti, tutt'altro che positivi. "Il CTS ha più volte ribadito che la scuola non è veicolo significativo di contagio, neppure con le nuove varianti, a meno che non si sforino determinati parametri. Prendere le dovute precauzioni a scuola è facile - e proprio per questo, sottolineano - rimane un luogo sicuro". 

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