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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

SEL: «Creare lavoro, obiettivo prioritario di una buona politica»

20.31 - Convegno di Sinistra, Ecologia e Libertà intitolato “Obiettivo lavoro”

Come agire per risanare le politiche del lavoro in Italia e in Friuli Venezia Giulia? Sel Fvg ha le idee chiare: «Creare lavoro, è questo, oggi, l’obiettivo prioritario di una buona politica. Una politica ancorata alla terra, vicina alla vita. In questo senso possiamo fare molto, anche nella nostra regione. Dobbiamo anticipare il futuro e compiere con coraggio investimenti pubblici per favorire un’inversione di rotta e creare nuove possibilità economiche». Marco Duriavig, coordinatore regionale di Sel, ha introdotto così l’incontro che si è svolto oggi, sabato 22 novembre nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di Monfalcone. “Obiettivo lavoro”, questo il titolo del convegno, ha visto come relatori, moderati da Duriavig, il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo, il presidente del Distretto delle Tecnologie Digitali Mario Pezzetta, l’esponente di Impresa Alto Aldriatico Mitter Mandolini, il segretario NIDIL CGIL Trieste Gianni Bertossi, il Parlamentare Sel Giulio Marcon, il consigliere comunale di Monfalcone Giovanni Iacono, il presidente II Commissione regionale Alessio Gratton e l’assessore regionale al lavoro Loredana Panariti.  

«C’è una necessità di fare sistema e la Regione Fvg lo sa». Ha esordio così Loredana Panariti che, nel corso del convegno ha sentito la necessità di sottolineare l’impegno dell’ente regionale riguardo le problematiche del lavoro. «Il tema dell’occupazione è cruciale. Il cambiamento è in atto ed è impegnativo, ma noi stiamo lavorando per fare in modo che non ci siano sovrapposizioni tra gli interventi amministrativi, che ci sia molta attenzione al territorio, che non ci sia dispersione delle risorse e che ci sia la giusta considerazione rispetto alla ricerca. Riguardo a quest’ultima, il nostro impegno è quello di stilare una mappa delle competenze e delle imprese innovative con cui collaborare allo sviluppo regionale, ragionando sui tasselli vuoti e valorizzando le eccellenze presenti».

Un pensiero condiviso dal parlamentare Sel, membro della commissione bilancio, Giulio Marcon. «Per creare nuova occupazione, non si deve rendere flessibile un mercato del lavoro che vede già 46 forme contrattuali, che hanno ottenuto solo l'effetto di aumentare il precariato e non di aumentare il volume degli occupati. Per creare lavoro bisogna agire sulla domanda, incrementando gli investimenti pubblici». La posizione del parlamentare di origini goriziane è molto chiara su quel che il governo deve fare in tema lavoro. «Bisogna dare più strumenti alle imprese e non basarsi sul vecchio assunto che vuole che tanto queste ci pensano da sole. Non è vero –ha tuonato Marcon- che la politica deve solo occuparsi delle azioni di contorno, piuttosto è necessario che s’intraprenda una forte politica industriale. Fare investimenti significa –ha concluso Marcon- impedire al precariato di pesare sulla qualità delle imprese e delle industrie e valorizzare invece la formazione, l’eccellenza delle produzioni locali e la sicurezza dei rapporti professionali duraturi».

Una sicurezza che, invece, è messa sempre più in crisi dalla precarizzazione del lavoro.

«Uno studio Ocse –ha spiegato Gianni Bertossi, sindacalista di Trieste- ha rilevato che l’Italia non ha un vero problema di licenziamenti. Il nostro problema è lo scenario drammatico dei contratti, che crea un vissuto lavorativo incoerente e una caduta del reddito. I voucher, che sono uno degli strumenti più usati per i pagamenti, fanno perdere l’autonomia  economica dei lavoratori. Questo implica che stiamo sempre più nel mondo, nel mono produttivo, attraverso la precarizzazione». In Friuli Venezia Giulia, infatti, secondo i dati riportati da Bertossi, ci sono 100mila tra precari e disoccupati, con percentuali raddoppiate sia della disoccupazione di lungo periodo che di quella giovanile, dall’inizio della crisi.

«Il paradosso della nostra regione e, nello specifico, delle zone costiere –ha dichiarato Mitter Mandolini di Impresa Alto Adriatico- è che nonostante una posizione geografica strategica, la nostra forza rimane in potenza a causa di un importante deficit nelle infrastrutture. Il costo del lavoro, inoltre, è troppo alto rispetto ad altre zone portuali».

Problematiche, quelle delle infrastrutture e del costo del lavoro, che uniscono il Friuli Venezia Giulia da nord a sud, come ha sottolineato il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo. «Dal mare alla montagna i problemi sono gli stessi. In Carnia ci sono diverse criticità, come lo spopolamento e le problematiche idrogeologiche, ma abbiamo anche moltissimi punti di forza, come le risorse ambientali, agroalimentari, la filiera del legno e le industrie. Sono convinto che –ha concluso il suo intervento Brollo- attraverso la ricerca e lo sviluppo tecnologico possiamo invertire la tendenza negativa anche nelle zone più periferiche della regione».

L’impegno nello sviluppo tecnologico è stato il focus dell’intervento di Mario Pezzetta, presidente del Distretto delle Tecnologie Digitali, che ha posto l’attenzione sul fatto che «la cultura di creare le cose dal basso, che è sempre stata centrale in Fvg, non è più valida come prima perché il mondo intorno è cambiato. Nella nostra regione ci sono centinaia di laureati in informatica che, dopo la laurea, hanno creato decine di piccolissime imprese isolate tra loro. Con il Distretto siamo riusciti ad unirle, con l’indispensabile apporto degli enti pubblici, spinti dal principio che facendo rete, creando una filiera, possono attraverso la cultura digitale essere estremamente utili al cittadino e alla società. Quello di far rete è un principio che vale in ogni settore». 

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