Violenza sessuale su un bambino di 11 anni: condannato a cinque anni

È questa la sentenza emessa oggi 1 luglio dal Gip Luigi Dainotti del tribunale di Trieste nei confronti di un uomo di 36 anni, accusato di aver adescato il bambino con la promessa di una consolle X Box, per poi abusarne

Foto: Aiello

È stato giudicato colpevole di violenza sessuale su minore e condannato a 5 anni di reclusione. È questa la sentenza emessa oggi 1 luglio dal Gip Luigi Dainotti del tribunale di Trieste nei confronti di un uomo di 36 anni, accusato di aver adescato un bambino di 11 anni con la promessa di una consolle X Box, per poi abusarne sessualmente, oltre ad aver tentato di adescare tramite whatsapp anche una bambina, sempre undicenne, con messaggi osceni ed espliciti. Il Pm Federico Frezza aveva chiesto 11 anni di reclusione, 7 anni e 5 mesi con rito abbreviato, poi la decisione è stata rimandata a marzo e in seguito, a causa del Covid 19, a oggi. L'avvocato difensore, Alessandro Giadrossi, ha fatto sapere che ci sarà il ricorso in appello.

La vicenda

La condanna si riferisce a un episodio del 2017 in cui il bambino, allora undicenne, sarebbe stato attirato con la promessa del videogioco in una cantina condominiale del comprensorio Ater di Montebello. Dopo l'abuso, il bimbo è rimasto profondamente scosso, tanto da cadere in uno scontroso silenzio per dei mesi, per poi raccontare tutto prima alla zia e poi alla madre. La drammatica confessione è stata poi ripetuta durante una visita al Burlo e in sede di incidente probatorio alla dottoressa Laura Barresi.

Dopo una perizia psichiatrica l'uomo era stato giudicato capace di intendere e di volere e ora, oltre alla detenzione, dovrà risarcire una somma di 15mila euro al minore abusato. Disposte anche pene accessorie, tra cui confisca del cellulare e interdizione ai pubblici uffici.

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"La decisione del Gip dottor Dainotti aiuterà sicuramente la famiglia a trovare una compensazione psicologica ed emotiva al danno subito: è anche questa la funzione della Giustizia" ha commentato l'avvocato De'Manzano. Così invece l'avvocato Giadrossi: "La pena inflitta dal giudice nel minimo è la miglior premessa per una assoluzione in appello dell'imputato che la difesa ha sempre richiesto".

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