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foto tratta dal gruppo "Sentinelle in piedi Trieste"

foto tratta dal gruppo "Sentinelle in piedi Trieste"

Le Sentinelle in piedi tornano in piazza "contro la dittatura LGBT"

Domani 24 novembre gli attivisti che si rifanno al motto di Camus "Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio" saranno in piazza Sant'Antonio per manifestare contro "il pensiero unico". Un'ora di lettura in silenzio

Le Sentinelle in piedi tornano in piazza. Domani 24 novembre in piazza Sant'Antonio a Trieste gli attivisti manifesteranno "contro la barbara pratica dell'utero in affitto e contro ogni tentativo del pensiero unico di instaurare una dittatura anti umana". Queste le parole che emergono dalla nota che spiega le ragioni per cui il movimento ha deciso di tornare a manifestare. 

Il caso di Milano

"Qualche settimana fa il Tribunale di Milano ha ordinato agli ufficiali di Stato civile di palazzo Marino di rettificare l’atto di nascita di una bambina nata negli Stati Uniti tramite la barbara pratica dell’utero in affitto  - che reifica i bambini rendendoli oggetto di un contratto e schiavizza le donne sfruttando il loro corpo – per fare in modo che due uomini, vengano indicati entrambi come genitori della piccola, quindi entrambi padri" così le motivazioni iniziali. "In un primo momento, il documento era stato trascritto con il solo nome del padre biologico, successivamente però l'uomo si era rivolto agli avvocati della Rete Lenford e la scorsa settimana il Tribunale ha ordinato quindi la trascrizione di due uomini come genitori della stessa bambina".

"La dittatura LGBT"

"Le Sentinelle in Piedi - continua la nota - si rivolgono al primo cittadino di Milano chiedendo che non venga certificata una menzogna, poiché nessuno nasce da due padri!  Ma purtroppo in ormai troppe città italiane i sindaci si piegano alla dittatura LGBT e certificano il falso avvallando la pratica dell’utero in affitto che priva un bambino della sua mamma e rende le donne schiave. Succede a Milano, Napoli, Torino, Trento e Roma, dove il sindaco Virginia Raggi ha fatto rimuovere i manifesti di Pro Vita e Generazione Famiglia contro l’utero in affitto con un atto d’imperio, in barba alla libertà di espressione".

Il pensiero unico

"Sappiamo che il pensiero unico da decenni sta lavorando perché questa menzogna venga imposta, prima culturalmente, poi attraverso sentenze, infine attraverso le leggi, noi scendiamo in piazza per dire che c’è ancora chi si oppone. E non sarà possibile  silenziare le coscienze di chi ha a cuore la vita di questi bambini che sono già stati sviliti da chi li ha “prodotti” considerandoli oggetti e oggi rischiano di vedere le istituzioni appoggiare questa reificazione delle persone. Cosa diremo a questi bambini fra qualche anno, quando cresciuti verranno a chiederci perché abbiamo lasciato che venissero strappati alla mamma, venduti come oggetti e sviliti dalle istituzioni del nostro paese?" conclude la nota. 

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