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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Senza una casa dove stare da giugno, la richiesta di aiuto di Riccardo

La storia coinvolge un uomo di 51 anni che da quest'estate è senza una casa dove stare. Risulta però residente ancora nell'appartamento ATER della sua ex compagna. "Senza nuova residenza non posso farmi un ISEE individuale e senza questo non posso accedere ai bandi". Il vortice disperato

Riccardo non ha un posto dove vivere. Ogni tanto lo ospita un amico o qualche persona fidata. Per mangiare si arrangia grazie a sua sorella e ai suoi genitori anziani. Riccardo è un nome di fantasia che lui stesso ci ha chiesto di utilizzare, nel rispetto della privacy. Riccardo ha chiesto al Comune di Trieste di poter risultare residente nella cosiddetta casa comunale, così da poter compilare un ISEE individuale e riuscire infine a presentare domanda per un appartamento ATER.

Riccardo è uno dei tanti casi che saltuariamente emergono nelle pagine di cronaca triestina. La sua storia è, come l’ha definita lui stesso, “un cane che si mangia la coda” a causa del vortice di disagio in cui è stato assorbito da qualche tempo a questa parte. L'abbiamo incontrato e ci ha raccontato la sua vicenda. 

I fatti

Riccardo oggi ha 51 anni. Ha lavorato per la ditta LEMA (una ditta esterna che lavorava per la Ferriera di Servola ndr) per 14 anni. Fino a qualche tempo fa tutto andava bene. Conviveva con la sua compagna da circa 30 anni e conduceva una vita normale. Poi il fulmine a ciel sereno. “La ditta per la quale lavoravo aveva iniziato a non pagare regolarmente e a darci degli acconti di 300, a volte 400 euro. Non bastavano per vivere”.

Senza lavoro non si vive

Circa cinque, sei persone decidono allora di licenziarsi “perché eravamo stufi”. Lo stipendio all’epoca era “sui 1300, 1400 euro  - afferma Riccardo – e la mansione che svolgevo era principalmente nella saldo-carpenteria”. Riccardo infatti aveva studiato “alla scuola con la Fincantieri per imparare questo mestiere”. Da qui in poi Riccardo cerca lavoro. Si rivolge alle agenzie, e nel frattempo il rapporto con la sua compagna si incrina a tal punto da rompersi. “Non c’era una paga e non c’era lavoro e mi ha mandato via dall’appartamento ATER in zona San Luigi dove vivevamo l’ultimo periodo, era stufa della situazione. Da giugno sono in strada”.

Il contratto che scade a febbraio: e dopo? 

Riccardo comincia quindi ad essere ospitato da qualche amico, colleghi e chi ha a cuore la sua vicenda. “Non posso prendere un appartamento in affitto perché non ho una paga fissa. Vogliono tutti i mesi anticipati e non avendo un lavoro stabile non posso permettermelo. Cosa faccio se resto fermo tre o quattro mesi? Il padrone inizierebbe a pensare di buttarmi fuori”. Riccardo adesso lavora per la SIOT ed ha un contratto che gli scade a fine febbraio.

Il vortice

Ma la vicenda è più complicata di quello che sembra e inizia il vortice "velenoso". Se Riccardo non ha un indirizzo valido di cambio residenza allora l’ATER non può cancellarlo e quindi rimane formalmente a San Luigi. Se resta lì, il suo ISEE viene definito non individuale bensì famigliare, quindi troppo alto per poter fare domanda da solo. Se non ha un indirizzo di residenza non può accedere ai bandi e fare domanda per una nuova casa ATER. “In questo periodo il mio domicilio è presso l’Unione Sindacale di Base di Ponziana” afferma Riccardo. “Solo per ricevere la posta”. Senza l’ISEE individuale tutto si complica. “Sono andato in ospedale e per curarmi un dente mi hanno chiesto l’ISEE, che essendo famigliare mi ha costretto a pagare il ticket”.

Chiesta la residenza in Comune

L’1 agosto allora Riccardo invia la richiesta di elezione di residenza presso la casa comunale, assieme alla dichiarazione all’Anagrafe di essere senza fissa dimora. Il 4 agosto i servizi demografici gli inviano una raccomandata per informare come fossero in corso degli accertamenti previsti. L’Unione Sindacale di Base si adopera per aiutare il signor Riccardo e contatta gli uffici del Comune, mandando una lettera per conto suo. 

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La risposta del Segretario Generale Santi Terranova

“Preme innanzitutto far presente come il tema delle “residenze” appartenga ai “diritti personali” il cui esercizio non può essere delegato. Ciò premesso, si prende atto della Vostra comunicazione nella quale si afferma che il sig. ha eletto domicilio presso l’USB e in considerazione di ciò, a fronte della circostanza che anche un cittadino senza fissa dimora ha diritto ad avere una residenza, mi pare di tutta evidenza che gli uffici di questo Comune non potranno che indicare come residenza il luogo di elezione di domicilio”.

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Il caso di Riccardo è uno tra i tanti 

Nella vita di ognuno può capitare di finire in un vortice dal quale diventa difficile uscirne. Si perdono il lavoro, l'affetto della propria compagna o moglie, le bollette e le spese diventano insostenibili e la vergogna può prendere il sopravvento. Difficile poi ammettere un "fallimento" o una situazione critica. Il Comune e l'Area dei Servizi Sociali sono impegnati da anni nell'aiutare le persone in difficoltà e i diversi centri diurni e notturni sono aperti a tutti, come già aveva dichiarato l'Assessore Carlo Grilli. La storia di Riccardo è emblematica perché è una delle tante persone che per svariati motivi finiscono in strada. Aiutarlo diventa così, anche raccontando la sua vicenda, una delle azioni migliori da fare. 

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