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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Il summit

Roma spinge Belgrado in Europa, Trieste il ponte italiano per i Balcani

Il summit tra Italia e Serbia è andato in scena nel capoluogo giuliano nella giornata di oggi 24 maggio. Molti i temi toccati, di natura soprattutto economico-finanziaria. Quasi assenti, nel dibattito, le questioni legate alla sicurezza e alle rotte criminali che attraversano i Balcani. "La Serbia nell'Unione europea entro il 2030"

TRIESTE - Ci sono gli annunci, le firme di accordi e una platea composta da classe dirigente che vuole avere sempre più spazio al tavolo dell'economia in salsa europea. Il summit Italia-Serbia organizzato al centro congressi di Porto vecchio riafferma alcuni punti chiave nel rapporto tra i due paesi: si parla soprattutto di imprese, fatturati e di prodotto interno lordo, con il governo italiano sempre più convinto nell'idea di spingere Belgrado affinchè possa metter piede nell'Unione europea "entro il 2030".

Si parla di business, poco di sicurezza

Si menziona la questione Kosovo, ma non si tocca (o quasi) l'argomento sicurezza, né le rotte della criminalità che attraverso i Balcani sbarcano in Europa (su questo TriestePrima aveva preparato una domanda, ma la conferenza stampa è stata chiusa anzitempo dai rispettivi staff). Un summit fortemente voluto da Forza Italia che sa di poter rappresentare, post elezioni europee, una sorta di ago della bilancia della possibile e "nuova" politica di Bruxelles. E in questo, il peso specifico dell'Italia nei Balcani occidentali punta soprattutto a circondarsi di alleanze strategiche.  

"La Serbia torni nella sua casa"

"Siamo convinti sostenitori dell'ingresso della Serbia in Unione europea, un grande paese dei Balcani che sono Europa" queste le parole di Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri presente oggi nel capoluogo regionale. L'adagio non è solo economico-finanziario. Ci vuole anche un po' di storia e politica, così Tajani rispolvera il passato dei Balcani. Aprire alla Serbia significa "permettere a popoli ai quali era stato impedito di farne parte a causa del comunismo, di poter tornare nella loro casa che è l'Europa; la loro storia, la loro identità".

Quale asse tra Belgrado e Mosca? 

Tralasciando il ruolo della Serbia come defensor fidei nella storia europea (andrebbe ricordato all'Unione europea le numerose accuse rivolte negli anni contro Belgrado, i bombardamenti Nato sulla capitale serba, ma anche le stragi di civili durante la guerra dell'ex Jugoslavia), Tajani crede nell'allargamento verso est anche per creare politiche amiche ai confini dell'Unione. In tutto ciò restano da tradurre le profonde relazioni che Belgrado ha con Mosca e, nei prossimi anni, che peso potrà avere l'influenza russa sui rapporti tra la Serbia e l'Unione europea. 

Costruire una cintura sicura per le aziende europee

L'operazione è quella volta a costruire alleanze basate su strategie di near shoring, ovvero realizzare zone sicure per le aziende europee, evitando così il rischio che possa succedere quello che sta andando avanti dall'invasione russa in Ucraina. L'Unione europea ha bisogno che qualcuno - leggasi paesi amici e perché no, fedeli - possa "difendere" i tanti interessi economici in ballo. L'Italia lo vuole fare con l'Albania, così come con la Serbia. Non è tanto diverso, sulla carta, dalla messa in atto di politiche capaci di creare condivisione per un unico scopo. Tutti, compreso il primo ministro serbo Milos Vucevic presente oggi a Trieste, sanno molto bene che la direzione deve essere quella. "Su alcune cose forse non siamo proprio d’accordo al cento per cento - ha detto -, però business ed economia sono proprio quello che ci può collegare". 

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