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Tragedia a San Giovanni, padre e figlio morti da settimane nella stessa casa

I cadaveri di Sergio e Riccardo Visintin, rispettivamente di 82 e 50 anni, sono stati trovati in un alloggio all'ultimo piano di via Giulia 108. Muore un collega pubblicista. La Procura disporrà l'autopsia per stabilire le cause del decesso. Esclusa la fuga di monossido di carbonio, non ci sarebbero segni di violenza

I corpi di Sergio e Riccardo Visintin, rispettivamente padre e figlio di 50 e 82 anni, sono stati trovati in avanzato stato di decomposizione e distesi a terra in due stanze diverse all'interno di un appartamento all’ultimo piano di via Giulia 108. I primi a trovarsi di fronte la scena della tragedia sono stati i vigili del fuoco del comando provinciale, chiamati poco dopo le 9 di oggi 9 aprile da alcuni operai impegnati nella ristrutturazione dell’edificio. Secondo quanto testimoniato da alcuni inquilini dello stabile, i due non si sarebbero visti in giro da parecchio tempo. 

Sul posto, oltre ai sanitari del 118, è giunto personale della Squadra Volante della questura di Trieste, la Polizia scientifica per i rilievi del caso, la Squadra Mobile e il medico legale Fulvio Costantinides. Dopo la morte della madre, avvenuta molto tempo addietro, padre e figlio vivevano in quella casa da soli. Le forze dell’ordine impegnate nella ricostruzione del drammatico episodio, hanno trovato la porta dell’appartamento chiusa dall’interno. Le condizioni in cui il personale di polizia ha trovato i locali raccontano di una situazione particolarmente difficile. 

Al momento è complesso avanzare qualsiasi ragionamento sulle cause che hanno portato ai decessi. A causa dello stato dei corpi, gli inquirenti non hanno avuto modo di appurare la presenza di segni riconducibili a violenza. Esclusa anche la possibilità che sia stata una fuga di monossido di carbonio a portare alla morte. Con ogni probabilità la Procura della Repubblica di Trieste aprirà un fascicolo d’indagine che attraverso accertamenti medico-legali sui cadaveri dei due stabilirà con precisione le ragioni della loro morte.

Riccardo era persona nota nell’ambiente culturale triestino. Nato il 15 ottobre 1970 a Trieste, aveva fatto parte di Fucine Mute e collaborava da anni con ShorTs (il festival estivo di cortometraggi ndr) ed era giornalista freelance nel settore delle recensioni cinematografiche. Iscritto all’albo dei pubblicisti dal 17 febbraio 2004, Riccardo aveva appiccicato l’adesivo dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia sul parabrezza dell’Alfa Romeo, posteggiata alla rotonda del Boschetto. “Era una persona di una intelligenza e sensibilità rare” così l’avvocato Giancarlo Ressani, residente nello stesso stabile dove si è consumata la tragedia. “Parlavamo spesso di economia, di politica, di cultura: conoscevo bene sia lui che il padre. Mi dispiace tanto”.

“Amico mio, non me la dovevi fare – queste le prime parole scritte su Facebook da Chiara Valenti Omero, anima del festival ShorTs che avrebbe visto Riccardo protagonista anche quest’anno -, fai parte di noi, e i tuoi diari di bordo ci hanno sempre accompagnato nel racconto delle nostre serate. Come facciamo senza di te? Ti lascio andare, sperando tu riesca a trovare la serenità ovunque sarai. Sei sempre con noi, Riccardo. Un bacio”.

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