Flex, Serracchiani: “Forte preoccupazione, serve accordo al MISE”

"Bisogna portare la proprietà di Flex a un tavolo istituzionale, fargli tirar fuori un piano industriale e occupazionale, fare un accordo quadro di programma. Il luogo in cui farlo è il Mise" Lo ha detto il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera

"Bisogna portare la proprietà di Flex a un tavolo istituzionale, fargli tirar fuori un piano industriale e occupazionale, fare un accordo quadro di programma. Serve un nuovo e solido accordo e il luogo in cui farlo è il Mise". Lo ha detto ieri sera a Trieste Debora Serracchiani, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, nel corso di un incontro con le sigle sindacali di categoria e un gruppo di lavoratori dello stabilimento Flex situato nel capoluogo giuliano, dove si producono componenti elettroniche per telecomunicazioni.

Il ruolo di Nokia

"L'azienda ha del potenziale rispetto alle prospettive future ma - ha precisato la parlamentare - la proprietà deve dire cosa vuole fare, individuare obiettivi e progetti, diversificare e aprirsi. La politica può accompagnare questi passaggi, anche perché ci sono le linee di finanziamento, dalla legge Sabatini a Impresa 4.0. Non deve accadere come in passato quando, messa di fronte alla possibilità di presentare progetti di sviluppo, l'azienda ha preferito tirarsi indietro. Dal momento che l'unico cliente della Flex è Nokia, bisogna che anche questa sia coinvolta".

L'incontro

Durante l'incontro, che fa seguito al licenziamento di 23 lavoratori che operavano in regime di somministrazione, sindacati e i lavoratori hanno tratteggiato una situazione preoccupante, con le lavorazioni trasferite in Romania e il fatturato realizzato dal magazzino. Sono stati espressi timori per un possibile "grave ridimensionamento del personale". Rispetto alle relazioni sindacali è stata evidenziata una difficoltà di interlocuzione con l'azienda.

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"Sono molto preoccupata per quello che sta accadendo all'industria a Trieste perché - ha aggiunto Serracchiani - è la situazione che mette più paura: Ferriera, Burgo, Wartsila, Sertubi, Principe. Il sindaco Dipiazza può parlare di un momento magico, e per certi aspetti è vero che porto e turismo vanno bene, ma non sarà sufficiente ad assorbire la botta sul 10% che " l'industria rappresenta per l'economia triestina, circa mille posti di lavoro che - ha concluso - bisogna salvare prima che sia troppo tardi".

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