Sertubi, impegno di Di Maio per il "Made in Italy"

L'azienda ha rappresentato la propria determinazione a proseguire con l'attività industriale di Sertubi, a condizione che possa essere superata a breve l'impasse che ne impedisce l'esportazione.

Una soluzione a breve per superare i problemi. È ciò che ha garantito il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, anche alla luce della posizione specificamente espressa dal Commissario Moscovici sul caso Sertubi,. A riferirlo è proprio l'azienda, controllata dal Gruppo indiano Jindal Saw, che subisce una contrazione delle vendite dei tubi trasformati nello stabilimento locale, a causa delle problematiche sulla loro denominazione come 'Made in Italy'.

Come dichiarato dalla nota stampa rilasciata a Telequattro, l'11 luglio si è tenuto l'incontro tra Di Maio e lo staff dell'azienda, l'a.d. del gruppo indiano e la direzione della controllata italiana Sertubi.

L'azienda - sottolinea la nota - ha rappresentato la propria determinazione a proseguire con l'attività industriale di Sertubi, a condizione che possa essere superata a breve l'impasse che ne impedisce l'esportazione. Secondo l'azienda, la configurazione attuale che prevede la trasformazione in Italia dei grezzi prodotti negli stabilimenti asiatici del gruppo rappresenta la migliore soluzione possibile, compatibile con i vincoli ambientali e gli standard di qualità del mercato europeo. Non una soluzione di ripiego - precisa Sertubi - ma di prospettiva. Nel corso dell'incontro è stato inoltre evidenziato l'impegno del Governo, sancito nel contratto di programma, di investimento nel rifacimento delle condotte idriche per ridurre le perdite e bonificare situazioni incompatibili con la garanzia della qualità dell'acqua potabile, ad esempio, le condotte contenenti amianto, ancora largamente diffuse. In questa prospettiva la Sertubi-Jindal di Trieste assume un significato di rilievo in quanto unico produttore italiano di tubi in ghisa sferoidale. L'azienda ha evidenziato infine come oggi venga utilizzata solo un terzo della capacità produttiva dello stabilimento triestino, e in una prospettiva di espansione del mercato, anche solo ai livelli pre-crisi, si renderebbe necessario un incremento della forza lavoro impiegata.

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