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Sertubi verso chiusura o "taglio" di 50 dipendenti

Il direttore di Sertubi e l'ad di Jindal annunciano in videoconferenza per i lavoratori la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività. FIM: "Tutto dipende dalla decisione dell'UE di tagliare o meno i dazi. Porteremo la questione al Consiglio regionale e al Mise"

Il 20 giugno si deciderà il futuro della Sertubi e le possibilità sono due soltanto: la chiusura totale oppure un ridimensionamento che, su 68 dipendenti, ne salverà solo 15. Una situazione drammatica per lo stabilimento triestino che si è visto, di fatto, estromettere dal mercato a causa di una normativa europea, secondo cui i tubi in ghisa prodotti in India e lavorati in Italia non possono beneficiare del marchio 'Made in Italy'. E poi la notizia di venerdì 7 giugno: il direttore di Sertubi e l'ad di Jindal annunciano in videoconferenza per i lavoratori la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività.

L'importanza del Made in Italy

Lo spiega nel dettaglio il rappresentante FIN della Sertubi Michele Pepe: “Già da marzo ci battiamo per convincere la Commissione Europea a creare una specie di sottocategoria dei codici doganali per far modo che i nostri tubi vengano marchiati con l'origine italiana. Questi tubi vengono importati dall'India in forma 'grezza', non vendibili come tubi per l'acqua potabile senza un'adeguata lavorazione”. 

Fuori dal mercato

“In realtà - spiega Pepe - una parte della commissione ha già riconosciuto una forma di certificazione che ci ha tolto dei dazi sui tubi grezzi, purtroppo le dogane hanno cambiato la codifica dei prodotti d'importazione e questo ci ha nuovamente tolto l'origine. Senza origine Italiana l'azienda è tagliata fuori dall'80 percento del mercato come prodotto d'origine e anche come prezzo, essendo a Trieste il costo del lavoro più alto rispetto a India o Cina. L'azienda dà la colpa governo ma neanche loro hanno fatto molto per cambiare la situazione”.

La speranza

La sola speranza è appesa a una decisione che dev'essere compiuta a livello europeo: “il 20 giugno l'Europa deciderà se togliere dazi da importazione di tubi finiti, fatti totalmente in India – rivela il rappresentante sindacale -, e in questo caso l'azienda ha detto che creerebbe un centro commerciale di tubi indiani con 15 dipendenti al massimo (ora sono 68). Le possibilità sono due: o la chiusura o la perdita del lavoro per più di 50 dipendenti”.

A livello aziendale la decisione è stata presa, resta ancora un tentativo da fare: “Solleciteremo il Consiglio regionale e il Mise entro il 20 giugno. Nel programma di Governo c'era la ristrutturazione delle reti idriche ma non hanno fatto nulla per salvare l'unico stabilimento che poteva esser loro utile. Ci rivolgeremo poi alla proprietà dell'area, la Duferco, che dovrà dare risposte in tempi brevissimi sul destino di quell'area (all'interno del porto, tra la Ferriera e il Molo VII, ndr), una zona che al Porto e alla Fincantieri risulta appetibile. La Duferco dovrebbe impegnarsi a parlare con i vari attori interessati per dare un futuro a queste 50 famiglie”. 

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