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Sertubi, Serracchiani: «Mise si attivi per modifica regola UE sul Made in Italy»

«Sia presa in considerazione la richiesta delle Rappresentanze sindacali di garantire una dotazione di ammortizzatori sociali sufficiente a coprire il periodo di cui Bruxelles ha bisogno per rideterminare i codici»

«Il Mise si attivi nei confronti della Commissione europea affinché sia avviata la procedura per la modifica della regola UE che attualmente impedisce l'apposizione del marchio Made in Italy per i prodotti della Sertubi».  Lo ha chiesto la deputata del PD Debora Serracchiani, con un'interrogazione al Ministero dello Sviluppo economico, intesa a permettere che il sito  della Sertubi di Trieste possa continuare a essere sede per la rifinitura e la distribuzione nel mondo di tubi semilavorati importati dall'India, mantenendo la prerogativa di utilizzare il marchio Made in Italy.

«Anche su impulso della Regione Friuli Venezia Giulia - ha ricordato Serracchiani - svariati incontri si sono tenuti a Roma presso il Mise e a Trieste con i vertici dell'azienda e i rappresentanti dei lavoratori, intesi a dare esito positivo alla situazione di rischio in cui si è venuta a trovare Sertubi nel corso degli ultimi anni. Adesso siamo di fronte al più difficile dei passaggi e dobbiamo unire le forze per evitare che Trieste perda questa realtà produttiva e i posti di lavoro».

«Si tratta di modificare la regola primaria - ha spiegato Serracchiani -  prevista dal Regolamento Delegato della Commissione Europea n. 2446/2015, per la voce doganale che classifica i tubi di ghisa duttile semilavorati,  cosicché le lavorazioni eseguite siano riconosciute sufficienti a riconoscere l'origine non preferenziale e quindi all'apposizione del “Made in Italy” per il prodotto realizzato dalla Sertubi di Trieste. I tubi che Jindal importa dall'India, infatti, sono sottoposti in Italia a numerose e sostanziali lavorazioni, volte a ottenere tubi in ghisa rivestiti sia internamente che esternamente, da utilizzarsi per l'approvvigionamento di acqua potabile, smaltimento di acque reflue e irrigazioni. Il marchio Made in Italy sarebbe abbondantemente giustificato».

Per Serracchiani «l'interpretazione delle norme europee non è univoca e soprattutto queste norme non sono dei blocchi di granito inamovibili. L'Italia può e deve intervenire al più presto presso la Commissione europea. I lavoratori della Sertubi hanno dimostrato una tenacia ammirevole e una capacità di sostenere le loro ragioni facendole coincidere con quelle della città: tutte le istituzioni, forze sociali e politiche devono continuare a battersi con loro e per loro».

La parlamentare ha anche chiesto al Ministero del Lavoro che «sia presa in considerazione la richiesta delle Rappresentanze sindacali di garantire una dotazione di ammortizzatori sociali sufficiente a coprire il periodo di cui Bruxelles ha bisogno per rideterminare i codici».

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