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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Sgarbi inaugura la mostra dedicata all'artista Luciano Ceschia

L'esposizione allestita in Consiglio regionale è stata ideata e realizzata da Margherita Plos a 30 anni dalla morte dell'artista di Coia di Tarcento. Visitabile su prenotazione fino al 10 dicembre

Vittorio Sgarbi ha inaugurato oggi la mostra dedicata all'artista Luciano Ceschia, seminando per un'ora lo scompiglio nei corridoi del Consiglio regionale tra selfie, autografi, battute salaci e siparietti con il governatore Massimiliano Fedriga, il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin e l'assessore Fabio Scoccimarro.

Lusinghiero il giudizio dell'esigente critico d'arte, parlamentare e showman, sull'esposizione ideata e realizzata da Margherita Plos a 30 anni dalla morte dell'artista di Coia di Tarcento. "Ceschia è stato un grande scultore internazionale, siamo di fronte a un artista che dialoga con Pomodoro e con gli spiriti più alti come Fausto Melotti e Lucio Fontana - ha detto Sgarbi nel corso del suo lungo intervento, dopo aver visitato la mostra allestita nel palazzo di piazza Oberdan a Trieste - . Aveva un suo stile, un marchio, un timbro, una sua impronta digitale. Era un uomo coerente con le sue origini contadine, ma con la mente rivolta alla modernit? e al futuro. Un artista assolutamente contemporaneo, che non può morire".

Milano, New York e la Biennale di Venezia

Alla presenza della vedova di Ceschia, Roberta Tessaro, Sgarbi ha riassunto il percorso artistico di Ceschia, menzionando in particolare il viaggio a Milano nel 1959, l'approdo a New York nel 1961 e la partecipazione alla Biennale di Venezia, così come il rapporto con Pier Paolo Pasolini, di cui mise in scena I Turcs tal Friul con la musica di Luigi Nono. "In quegli anni Ceschia è uno dei primi artisti italiani e sta dalla parte giusta, sia politicamente sia artisticamente, in quanto ha scelto l'astrattismo e non la figurazione come aveva invece fatto Guttuso". Sgarbi ha spiegato infatti le motivazioni politico-culturali alla base della scelta dell'astrattismo da parte di Ceschia, una risposta al figurativo che era il marchio del periodo fascista, in quanto gli artisti del ventennio "rappresentavano uomini eroici. E per reazione a questo si scelse la lingua astratta. Lo fece anche Ceschia, uscendo dalla tradizione contadina, anche se questa era la sua radice profonda. Ma lui andava verso il mondo, verso una lingua che sentiva universale".

La mostra

E' toccato invece a Zanin spiegare il senso dell'operazione culturale imbastita dal Consiglio regionale, visitabile su prenotazione (mail di richiesta a gabinetto.cr@regione.fvg.it) fino al 10 dicembre: "Abbiamo inteso - ha spiegato - rendere omaggio a un grande artista della nostra terra, che nei suoi mappamondi metteva il suo piccolo paese, Coia, al centro del pianeta, e da lì vedeva il mondo. Mi ha sempre colpito - ha detto ancora il presidente dell'Aula - questo legame con la terra e nel contempo l'apertura al mondo intero. Quasi una dimensione glocal ante litteram".

La curatrice Plos, dell'Associazione culturale Femines furlanes fuartes, ha raccontato invece l'emozione di celebrare Ceschia con le sue opere, "un'operazione non facile in questi tempi di Covid".

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