L'intervento della fondazione

La Fondazione Luchetta sul Silos: "Lo sgombero è sconcertante"

La presidente della Fondazione Luchetta ha inviato una lunga lettera al prefetto di Trieste Pietro Signoriello nella quale viene richiesta conferma che la road map per mettere la parola fine allo scandalo di via Gioia, assunta lo scorso 10 aprile in prefettura, sia ancora quella stabilita due mesi fa. "Lo sgombero è sconcertante"

TRIESTE - Concessione di utilizzo dell'ostello di Campo Sacro, avvio immediato della sua riqualificazione e lavorare alla stabillizzazione del meccanismo ad alta rotazione dei migranti in arrivo dalla rotta balcanica così da evitare la proliferazione in città di nuovi Silos. La sintesi delle azioni per mettere la parola fine allo "scandalo" di via Flavio Gioia sarebbe dovuta essere questa, ma la Fondazione Luchetta si è rivolta al prefetto di Trieste chiedendo "di dare conferma che la road map è tuttora valida e che pertanto non saranno attuate operazioni di segno opposto ad essa, perché abbiamo letto con sconcerto l'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco, che non tiene conto del percorso e della sua tempistica di attuazione". 

"Garantire il diritto all'accoglienza"

Daniela Luchetta ha firmato di suo pugno la lunga lettera indirizzata al rappresentante di governo. Nella missiva Luchetta fa riferimento alla riunione, convocata in prefettura lo scorso 10 aprile, durante la quale era stato delineato "un percorso condiviso da tutti i presenti su come porre fine allo scandalo che ha coperto di vergogna la nostra città". Secondo la Fondazione, in quella sede era stato chiesto di veder assicurato ai migranti e ai richiedenti asilo "il diritto alle misure di accoglienza". Trasferire le persone costrette a vivere negli spazi di proprietà di Coop Alleanza è un punto sul quale anche la Fondazione è d'accordo, senza tuttavia superare mai le 150 unità e evitare di creare "una struttura congestionata e sproporzionata rispetto al territorio circostante". 

Senza alternative al Silos sarà boomerang

L'altro punto discusso il 10 aprile, secondo Daniela Luchetta, è quello che fa riferimento sia all'ostello nel borgo carsico che a Casa Malala, la struttura sita a Fernetti, a poca distanza dal posto della polizia di frontiera. Da queste due strutture, infatti, dovranno essere attuati "i trasferimenti verso altre strutture di accoglienza nel resto del territorio nazionale, oltre che verso il sistema dell’accoglienza diffusa locale". Il motivo è presto spiegato e ha visto, nella giornata di oggi 13 giugno, anche l'intervento del vescovo Enrico Trevisi. Il concetto è chiaro: se si chiude il Silos e le alternative non sono pronte allora il risultato sarà quello di un vero e proprio boomerang, con i migranti che andranno ad accamparsi in altre zone della città. 

Il Silos è "un luogo indegno e pericoloso", la lettera del capo della chiesa triestina

L'esodo verso i magazzini del Porto vecchio

Ma nonostante il sindaco affermi, dalle pagine de Il Piccolo, che una volta chiuso il Silos e trovata la soluzione per Campo Sacro, "di migranti non ne avremo più in città", l'esodo dal Silos è già iniziato. E una zona molto appetibile e vicina è quella dei magazzini ex Maneschi che da mesi vede un viavai sotto gli occhi del personale dell'impresa Rosso, gestore del cantiere per il viale monumentale di Porto vecchio. Lo sa l'amministrazione comunale, il consorzio Ursus. Tra le forze dell'ordine serpeggia il sentimento che lo sgomberò sarà "cosa leggera", visto che il tam tam in merito all'operazione di sgombero tra i migranti e le associazioni è già ben che iniziato. 

"La soluzione non può essere la chiusura senza altra sistemazione"

"Nessuno - conclude la Fondazione - vuole che rimanga aperto un luogo così inaccettabile come il Silos che è mortificazione della dignità umana, ma la soluzione che le istituzioni preposte devono adottare non può essere quella della semplice chiusura del luogo senza provvedere alla sistemazione non solo di coloro che vi si troveranno al momento della chiusura, ma anche di coloro che arriveranno successivamente e che hanno diritto ad un’immediata accoglienza, nel rispetto rigoroso di quanto prevedono le leggi interne e dell’Unione Europea, finora purtroppo disattese".

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