Preghiera per i disgraziati

Libera Nostro Silos

Alla fine degli anni Ottanta, in quella Jugoslavia sull'orlo del baratro, Zagabria ospita le universiadi. In tutta fretta, il regime socialista decide che la città deve essere tirata a lucido. Gli zingari vanno portati via. Molti di essi vengono trasferiti nella zona di Dignano, in Istria. Il Silos è stato chiuso, i migranti trasferiti altrove. Almeno fino a quando arriverà papa Francesco

Alzi la mano chi era contrario alla chiusura del Silos. In quella diroccata cattedrale è sopravvissuta per anni, a due passi dai palazzi del potere, una umanità sepolta, osteggiata e dimenticata. Quel luogo marcescente e putrido, dove gli escrementi umani si sono mischiati a quelli delle pantegane e la vita delle persone non valeva granché, alla fine è stato chiuso, formalmente, perché le vergognose condizioni igienico-sanitarie hanno prevalso sul tutto. Alla fine degli anni Ottanta, in quella Jugoslavia sull'orlo del baratro, Zagabria ospita le universiadi. In tutta fretta, il regime socialista decide che la città deve essere tirata a lucido. Investimenti, interessi e esposizione mediatica devono essere gestiti nel miglior modo possibile. Per questo motivo, gli zingari vanno portati via. Molti di essi vengono portati - in un trasferimento di popolazione caro al peggior sistema stalinista - nella zona di Dignano, a due passi dalla città di Pola, in Istria. Erano universiadi. Il papa in Jugoslavia, era un evento più che raro. 

Operazione Silos

Perché la presenza del papa alla settimana sociale dei cattolici, in programma dal 3 al 7 luglio a Trieste, è il cortocircuito che il potere ha messo in moto per risolvere un problema di cui è interessato sempre molto poco a tanti. Non tutti, chiariamoci. Chi ha lavorato e speso giornate intere ad aiutare le persone - i richiedenti asilo, oltre a quelli in transito - oggi andrebbe ringraziato per il lavoro svolto. Ma da oggi in poi, se è vero che le istituzioni pensano di risolvere le criticità dell'accoglienza, si lavori in un sistema con regole, spazi e trasferimenti sicuri. Il sindaco sa molto bene che non è vero che di migranti, dopo lo sgombero del Silos, non ne arriveranno più. Sarebbe ipocrita affermarlo. Arriveranno, eccome. Ma andrà gestita diversamente, perché altrimenti l'operazione rappresenterà il classico fumo negli occhi. All'italiana, aggiungiamo. 

"Meglio portarli altrove"

Ma la realtà dei fatti è che il problema delle migrazioni che dal terzo mondo puntano ad arrivare in Europa è, ad oggi, un fenomeno irrisolvibile. Eppure tutti pensano di poterlo risolvere così, dando assistenza garantita (pensare che nell'epoca del digitale le informazioni non girino è da ingenui) o dicendo "se ne tornino a casa sua" o ancora, "regolarizziamo chi vuole davvero restare". Ma tant'è, oggi il Silos viene chiuso, mentre nei magazzini del Comune del Porto vecchio diversi migranti già ci vivono. Da mesi, qualcuno anche dal 2023. Eppure il Silos sarà la grande vittoria delle istituzioni, capaci di chiudere il luogo della "vergogna", come l'ha definito il vescovo di Trieste Enrico Trevisi. Qualche mese fa, quando lo sgombero non era nei pensieri del sindaco, chiedemmo a padre La Manna, direttore della Caritas giuliana, se papa Francesco, capace di tutto ciò, avesse manifestato intenzione di visitare il girone dei disgraziati del Silos, in occasione della settimana sociale dei cattolici. Non ci fu risposta dettagliata. "Meglio portarli altrove" avranno pensato a Roma. 

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