Cronaca

Mattarella alla SISSA: "La ricerca è sacra"

Nell'inaugurazione dell'anno accademico il presidente ha portato il suo ringraziamento e il suo sostegno a un luogo in cui "diverse religioni e culture si uniscono sotto il valore della conoscenza"

Foto: Aiello

“La ricerca è un elemento fondamentale per la crescita del paese, e se vissuta come alla SISSA, nella coesistenza e collaborazione tra varie culture, rende evidente quanto siano insensate le contrapposizioni tra i popoli”. Lo ha dichiarato il presidente Mattarella all'inaugurazione dell'anno accademico 2019 – 2020 della SISSA, a cui ha portato un caloroso ringraziamento.

"Perseguire la competenza"

Un grazie rivolto, in particolare, al direttore Stefano Ruffo e alla rappresentante dgli allievi Veronica Fantini che “dimostrano la grande sinergia tra docenti e ricercatori, uniti dalla necessità di perseguire la competenza e la conoscenza in qualunque aspetto della vita. È importante il riconoscimento delle risultanze della scienza contro la tentazione di rifuggire dall'evidenza scientifica”. 

I riconoscimento della SISSA

La SISSA è stata lodata dal presidente della Repubblica per i suoi importanti riconoscimenti, tra cui il primo posto nella classifica delle giovani università italiane secondo Nature, la formazione di circa 1400 ricercatori e il “lodevole impegno per trasferire la conoscenza nelle scuole e nelle imprese, una grande e importante frontiera di collaborazione al miglioramento del tessuto civile di questo paese”.

Il presidente Mattarella ha poi riflettuto su uno dei temi portanti dell'anno in corso, ossia la serendipità (la scoperta di qualcosa di nuovo nel cercare qualcos'altro): “la casualità delle scoperte scientifiche deve farci riflettere su quanto le nostre conoscenze siano limitate, oltre che sulla libertà della scienza, che fugge dagli stessi schemi con cui la singola ricerca viene avviata”.

In conclusione il presidente si è lasciato andare a una riflessione, forse riferita in parte alla violenza sui social network che l'ha visto più volte vittima: “I luoghi del sapere devono essere inviolabili e sacri, come le chiese. Una sacralità simile dovrebbe contrassegnare anche i luoghi di ricerca e di studi, dove non dovrebbe entrare alcuna forma di violenza, neanche verbale. La violenza è incompatibile con la ricerca, che è essenziale per lo sviluppo della civiltà”.

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