"Divergence", duro colpo allo spaccio di droga a Trieste: 5 arrestati dalla polizia locale

Concluso dopo un anno il filone d'indagini del Nucleo di polizia giudiziaria della polizia locale: cinque gli arresti che hanno permesso di interrompere un giro di droga che aveva coinvolto diversi giovani e minorenni

Un anno d'indagini hanno portato a 5 arresti che hanno consentito d'interrompere un preoccupante giro di droga a Trieste. Si tratta di “Divergence”, un'operazione complessa portata a termine dagli investigatori del Nucleo di polizia giudiziaria della polizia locale, coordinati dal Dcsa (Dipartimento centrale dei servizi antidroga del ministero dell'Interno) di Roma e dalla Procura della Repubblica di Trieste (Dott. Tripani).

Gli aspetti dell'importante operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal comandante Sergio Abbate e il responsabile del Nucleo Marco Degrassi che hanno voluto sottolineare l'importanza dell'operazione e il motivo per cui delle indagini è stata incaricata la polizia locale, che tra gli altri compiti, ha quello della presenza e monitoraggio del territorio, con particolare riguardo al disagio giovanile.

divergence polizia locale abbate-2

Tutto inizia nell'aprile del 2015 con il pedinamento del soggetto zero, il 20enne Leonardo Botteri, uno spacciatore che vendeva soprattutto marijuana e hashish a un nutrito gruppo di clienti minorenni e adulti, da viale XX Settembre a Barcola. Dall'indagine emerge ben presto un contatto costante del giovane, il coetaneo rumeno Argatu Razvan Ionut Viorel, suo fornitore; quest'ultimo diventa l'anello di congiunzione con un altro giro di spacciatori che non smercia solo droghe “ricreative” ma anche sostanze più pesanti: cocaina ed eroina.

Da questo punto l'indagine si scinde in due filoni, uno segue lo spaccio di droghe leggere e l'altro quelle pesanti. Argatu attraverso la sua attività di portapizze, conduce a Michele Rossin, pluripregiudicato per spaccio di droga anche a Verona e Padova, di professione pizzaiolo in un locale triestino (locale completamente estraneo all'attività illecita): questi è solito acquistare consistenti quantitativi di eroina e cocaina per i suoi numerosi clienti, oltre che per sestesso. Ed è proprio lui che porta al pezzo grosso dell'indagine sulle droghe pesanti: Stojan Trajkovski, 58 anni, macedone ma residente in Slovenia, conosciuto dalle forze dell'ordine croate come trafficante d'armi e di droghe pesanti (libero su cauzione di diverse centinai di migliai di euro versata allo stato croato).

Trajkovski veniva a Trieste anche più volte al giorno per soddisfare la sua vasta clientela, consumatori abituali e spacciatori. La sua presenza qui era sempre di basso profilo: cercava di apparire come una persona semplice, un padre di famiglia anzi, un nonno. Si faceva accompagnare dalla moglie o dai nipoti, il più piccolo di soli 4 anni. Un insospettabile nonno che, invece, stava conducendo un'intensa attività di spaccio.

A ottobre dello scorso anno il quadro dell'indagine è praticamente delineato, i protagonisti piccoli e grandi hanno un volto, un nome. È ora di passare all'azione. A fine novembre il primo arresto: una spacciatrice di 52 anni, che si riforniva dal Trajkovski, viene sorpresa con 50 grammi di sostanze stupefacenti (eroina e cocaina). Si tratta di Nicoletta Venni già nota per spaccio ed uso di droga. A dicembre poi l'arresto e la misura cautelare per Botteri e Argatu, dopo avergli trovato addosso marijuana, speed, extasy, amfetamine e chetamine (l'anestetico dei cavalli). A gennaio risale l'arresto di Rossin, il pizzaiolo di 35 anni, trovato in possesso di 65 grammi di eroina (acquistata da Trajkovski: basta un grammo per confezionare circa 4 dosi; il quantitativo quindi era sufficiente per 260 dosi che, vendute in media a 50 euro, gliene avrebbero fruttato circa 13000).

L'epilogo sabato scorso, il “pesce grosso” casca nella rete: il giudice delle indagini preliminari emette un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Stojan Trajkovski per tutti i capi d'accusa raccolti nel corso della lunga indagine. Gli investigatori lo fermano in pieno centro città sabato mattina, prima che potesse iniziare la sua illecita attività giornaliera, e lo conducono nel carcere di via del Corone a disposizione del magistrato. Denuncia per concorso in traffico e spaccio anche per la moglie.

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