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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Perché il Daspo a Puzzer non ci aiuterà ad uscire dalla pandemia

Pubblichiamo l'editoriale di Alberto Berlini, collega e giornalista di Today, in merito al foglio di via che la questura romana ha consegnato a Stefano Puzzer nella giornata di ieri 2 novembre

Un banchetto, alcune sedie, un telefonino da usare come megafono virtuale per annunciare la propria presenza a Piazza del Popolo a Roma: tanto è bastato a Stefano Puzzer per ritrovarsi nel novero delle persone non desiderate e destinatarie di un foglio di via per un anno. Un Daspo, così come per personaggi alla Giuliano Castellino che proprio da Piazza del Popolo guidarono l'assalto alla Cgil poco meno di un mese fa nonostante secondo il provvedimento dell'autorità pubblica dovessero rimanere al proprio domicilio. 

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Sarà quindi denunciato per manifestazione non preavvisata, ma Puzzer non è Castellino. Non si è macchiato di episodi criminosi: la sua colpa non aver comunicato il preavviso della manifestazione all'autorità competente, cioè al Questore. Non sono venuti né Capi di Stato né primi ministri, ma un centinaio di comuni cittadini che si sono stretti intorno a lui: abbracci, pacche sulle spalle e viveri per una protesta pacifica terminata nel pomeriggio con l'intervento della forza pubblica. Ai sensi della legge Puzzer rischiava l'arresto fino a sei mesi oltre un'ammenda. Per lui invece il Questore ha previsto il foglio di via che presuppone una accertata "pericolosità sociale della persona e l'esistenza di indizi di reato a suo carico". "Sono stato trattato con i guanti, erano proprio brave persone, gente che non c'entra con questo sistema, anzi" ha detto Puzzer dopo gli accertamenti preventivando nuove iniziative a Trieste. I "No greenpass" con i "no obbligo vaccinale" e "no ricatti sul lavoro" hanno organizzato una nuova manifestazione, per il 6 novembre. La protesta insomma andrà avanti.

Occorre quindi forse fermarsi un attimo e non inasprire un conflitto sociale anche perché la situazione è tutt'altro che semplice. Ieri il Prefetto di Trieste, Valerio Valenti ha pubblicato il decreto che vieta, fino a fine anno, lo svolgimento di manifestazioni in piazza Unità d'Italia (a meno che non siano funzioni religiose e eventi organizzati da enti pubblici). Altre città potrebbero seguire l'esempio. Ad oggi l'83% della popolazione con più di 12 anni ha completato il ciclo vaccinale, per cui quella dei no vax è - per quanto rumorosa - nei numeri una minoranza. Eppure anche chi ha effettuato il vaccino comincia a storcere il naso contro un atteggiamento che nei fatti inibisce il diritto di manifestare.

L'articolo 17 della Costituzione prescrive che tale diritto possa essere accantonato quando sussistano comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica. E se durante la prima fase di contrasto alla pandemia era probabilmente inevitabile affinché si potessero contenere i contagi e, di conseguenza, salvare le vite delle persone, ora confligge con le immagini delle manifestazioni elettorali e dei caroselli che hanno accompagnato le ultime elezioni amministrative. È giusto quindi consentire a chi - per fede, inclinazione o suggestione - non vuole vaccinarsi di bloccare strade e attività? 

La storia ogni tanto aiuta a dare qualche risposta. I vaccini sono entrati nella storia umana poco più di due secoli fa e fin dagli albori hanno incontrato l’opposizione di alcuni settori della società per molteplici ragioni. Un caso di scuola è la reazione della popolazione inglese all'introduzione del vaccino contro il vaiolo a cavallo del Settecento e Ottocento: una stampa satirica dell'epoca raffigurava chi si sottoponeva all'inoculazione del vaccino bovino scoperto da Edward Jenner come uomini trasfigurati in vacche. Suggestioni placate dai risultati che eradicarono la malattia dall'occidente dopo l'introduzione dell'obbligo vaccinale. Poi vennero le lotte civili degli anni '60 e '70 che chiedevano di non caricare di penalità i comportamenti individuali: così disattendere l'obbligo vaccinale diventa illecito amministrativo. Sanzioni quasi mai applicate mentre si dilapidava la cultura della vaccinazione. Fino al 2017 quando si è resa necessario una legge che rendeva di nuovo obbligatorie una decina di vaccinazioni. Poi la pandemia ci ha reso tutti un po' giuristi. 

Ora la politica, inebriata dal chiavistello dell'obbligo di green pass per evitare l'obbligo vaccinale, si interroga sull'estensione della scadenza dello stato di emergenza. Ai sensi della legge potrà essere prorogato fino a fine gennaio mentre il dibattito sulla terza dose per tutti è destinato ad ampliare la platea di coloro che non vorranno rinnovare l'immunizzazione. È quindi necessario agire col pugno duro contro chi contesterà le nuove prescrizioni? Forse lasciare libero l'ex rappresentante dei portuali triestini di posizionare il suo banchetto in un angolo di una piazza romana non era davvero un problema. 

D'altronde il dato dei vaccinati è stabile da settimane: ci sarà sempre una quota di persone che in coscienza rifiuterà la vaccinazione. Al decisore politico spetterebbe il compito invece di trovare una diversa soluzione ad uno stato di emergenza che a due anni dall'inizio della pandemia ha - giuridicamente - perso la propria ragione di esistere. Andrebbe invece chiesto allo Stato di farsi carico delle proprie responsabilità. Se dovrà essere obbligo vaccinale, sia l'istituzione a garantire il rispetto del provvedimento senza scaricare ai cittadini l'onere di controllare un certificato che ha già dimostrato di essere troppo spesso aggirabile. 

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