Vigile del fuoco triestino morto per amianto, una sentenza storica condanna il Ministero

Stelio Groppazzi era morto nel 2008 dopo aver prestato servizio per 34 anni. Il giudice del tribunale di Trieste Silvia Burelli ora obbliga il Viminale a corrispondere alla vedova e ai figli la pensione privilegiata, l'assegno vitalizio di 500 euro e uno speciale di 1033 euro al mese

Il Ministero dell'Interno è stato condannato a corrispondere alla vedova e ai figli di Stelio Groppazzi, vigile del fuoco in servizio a Trieste per 34 anni e morto per amianto, la pensione privilegiata, l'assegno vitalizio di 500 euro e uno speciale di 1033 euro al mese. La sentenza è stata emessa dal giudice del Tribunale di Trieste Silvia Burelli nelle scorse settimane e rappresenta "la prima nella quale un vigile del fuoco viene riconosciuto vittima del dovere". Groppazzi infatti aveva prestato servizio presso il Comando del capoluogo regionale in un periodo in cui la prassi era quella di far indossare "guanti e tute antincendio in amianto". 

Esposto all'amianto

Il vigile del fuoco, deceduto nel 2008 all'età di 75 anni, era partito come altri colleghi verso le aree colpite dai terremoti: nel 1968 aveva partecipato ai soccorsi nel Belice e nel 1976 in Friuli. "Era stato inconsapevolmente esposto a polveri e fibre di amianto" afferma il presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto Ezio Bonanni che ha seguito personalmente la causa assieme al dottor Corrado Colacione dello studio Kostoris. Dopo la morte, era stata la famiglia a rivolgersi all'Ona e allo studio legale triestino. 

Le "prove schiaccianti"

Nonostante il Ministero abbia inizialmente negato che Groppazzi "potesse essere deceduto per esposizione alla fibra killer", anche in presenza di "prove schiaccianti", in un primo momento il Viminale è stato costretto a liquidare alla famiglia "la speciale elargizione di 228 mila euro". Ora invece, dopo una sentenza definita "storica", arriva un risarcimento di natura "pensionistica". 

Quanti come Stelio Groppazzi?

"Abbiamo dimostrato - fa sapere Bonanni - che anche i Vigili del Fuoco sono stati esposti ad amianto con l'utilizzo di guanti e tute, gli interventi nel corso degli incendi e degli eventi sismici e il contatto con macerie di materiali in amianto, senza informazione e formazione e strumenti di prevenzione". Secondo l'Ona, Groppazzi non sarebbe l'unico vigile del fuoco coinvolto. Si tratterebbe infatti di "un fenomeno epidemico di mesoteliomi e altre malattie asbesto correlate" presente tra il "personale della direzione 'Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile'".

Gli interrogativi

"Era il modus operandi dell'epoca - chiarisce l'avvocato Colacione - ed è pacifico che molti vigili del fuoco siano rimasti esposti a fibre di amianto durante la loro carriera". Se da un lato la notizia del risarcimento e della condanna viene salutata come un'importante vittoria della giustizia, la vicenda amianto lascia sul campo alcuni interrogativi molto pesanti: quante famiglie hanno perso i propri cari a causa dell'amianto e non hanno mai voluto rivolgersi alla giustizia? Quanti sapevano e non hanno detto niente? Quanti sono morti come Stelio Groppazzi?   

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