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Cronaca

Stop a nuovi centri commerciali in Fvg, Cgil: «Bene la decisione della regione»

Lo rileva in una nota Franco Belci, segretario generale Cgil Fvg: «è evidente che l’espansione dei centri commerciali e della grandi superfici non è stata in grado né di favorire modelli di consumo più consapevoli e più avanzati, né di arginare un calo dei consumi che ha avuto pesanti impatti anche sulla grande distribuzione»

«La vertenza dei lavoratori della grande distribuzione per il rinnovo del contratto ha riacceso il dibattito sui rapporti tra grande e piccola distribuzione, in una regione dove la prevalenza della prima sulla seconda ha assunto nel tempo proporzioni schiaccianti. Gli effetti di questo modello di crescita sono evidenti solo sulla struttura del settore e sull’organizzazione del lavoro, ma anche sul territorio, sull’urbanistica, nella gestione dei nostri tempi di vita».

Lo rileva in una nota Franco Belci, segretario generale Cgil Fvg franco belci facebook-2

«Al netto - continua la nota - di qualsiasi considerazione di tipo etico o sociologico, è evidente che l’espansione dei centri commerciali e della grandi superfici non è stata in grado né di favorire modelli di consumo più consapevoli e più avanzati, né di arginare un calo dei consumi che ha avuto pesanti impatti anche sulla grande distribuzione, come dimostrano le tante crisi e i tanti posti di lavoro persi negli ultimi anni».

«Bene - conclude Belci -  ha fatto quindi la Giunta regionale a cambiare rotta, decidendo di imporre uno stop alle grandi superfici, ma è importante che questa non sia soltanto una scelta contingente e legata alla recessione, in attesa che una nuova fase espansiva riapra la corsa alla deregulation. Non è questa la strada che intraprendono le società più avanzate, dove la sfida è di segno opposto, tesa al rilancio commerciale e urbanistico dei centri urbani, al presidio delle piccole comunità, al sostegno alle esperienze di valorizzazione del territorio e delle produzioni locali. Allo stesso modo, sul fronte del lavoro, è evidente che non si può continuare a utilizzare la crisi come grimaldello per far saltare diritti, tutele e per ridurre il costo del lavoro: anche questa è una deregulation che non paga, perché diventa insostenibile per coloro che rappresentano il perno del sistema».

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