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Tragedia di Mostar, dopo 27 anni la Fondazione Luchetta è ancora in prima linea contro la povertà

Sono passati oramai 27 anni da quel 28 gennaio, quando Marco Luchetta, Saša Ota e Dario D’Angelo, inviati della Rai di Trieste, hanno perso la vita a Mostar. Da quel giorno il mondo è cambiato, ma la condizione dei bambini, nei Paesi più fragili o colpiti dalla guerra, non molto.

Il 28 gennaio 1994 Marco Luchetta, Saša Ota e Dario D’Angelo, inviati della Rai di Trieste, morivano a Mostar (Bosnia-Erzegovina), nella parte est della città stretta d’assedio, mentre stavano realizzando uno speciale sui bambini vittime della guerra nella ex-Jugoslavia. La granata che interruppe le loro vite, risparmiò quella di un bambino, Zlatko Omanovic, che divenne, poche settimane dopo la tragedia, il primo bambino aiutato dal comitato di famigliari, colleghi e amici di Marco, Saša e Dario.

Da allora sono passati oramai 27 anni, Zlatko è un uomo, il mondo è cambiato, ma la condizione dei bambini, nei Paesi più fragili o colpiti dalla guerra, non molto. La Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin tuttavia non si è mai fermata, neppure davanti alla pandemia del 2020 appena trascorso. Anzi, limitata nella sua attività originaria a causa del blocco dei viaggi internazionali, costretta persino a sospendere l’attività dell’appena rinnovato centro di raccolta “Elide” per tutelare dal virus utenti, volontari, operatori e in definitiva i nostri bambini, spesso immunodepressi per le terapie che seguono, la Fondazione ha reagito al Covid. Nel 2020 la Fondazione Luchetta si è infatti misurata con la fragilità delle famiglie di Trieste che ha improvvisamente investito la comunità, scoprendosi una “potenza” nel sociale. Il servizio di banco alimentare attivo da anni è letteralmente raddoppiato davanti alla difficolta delle persone di arrivare alla fine del mese a causa della pandemia.

I numeri

Le dimensioni della risposta della Fondazione Luchetta emergono adesso, tirando le somme del 2020 concluso. Dagli 8.516 chilogrammi di cibo, in scadenza o non vendibile ma ancora buono, raccolti e redistribuiti a una sessantina di famiglie assistite settimanalmente dalla Fondazione Luchetta nel 2019 (una media di 709 chilogrammi al mese), nei soli mesi della pandemia (marzo-dicembre 2020) il cibo raccolto ha superato le 17 tonnellate, con una media di 1.709 chili al mese. Sono state consegnate nel 2020 un totale di 1.500 spese, non più a 60, bensì a 130 famiglie, di cui 70 segnalate dal servizio sociale del Comune, 30 tramite la Microarea di San Giovanni e altre 30 della zona di Capofonte. Grazie all’impegno degli operatori Gabriele Zvech e Viviana Taberni, ma soprattutto del volontario Roberto Fava, il servizio quotidiano di raccolta alimentare e consegna alle famiglie non si è mai interrotto, neppure nelle settimane del ‘lockdown’ più rigoroso. Dietro a questo sforzo però vi è una rete di associazioni e imprese che non hanno fatto mancare il loro sostegno. Si tratta Trieste Recupera che garantisce frutta e verdura fresca due volte a settimana, la Fondazione Banco Alimentare con cui la Fondazione Luchetta collabora da anni, il partner Bofrost, e poi i supermercati Lidl di Montebello, i Despar di viale Sanzio, piazza Libertà e viale XX Settembre, Aldi di via Coroneo, e molti altri negozi e privati sempre pronti sostenere tramite la Fondazione Luchetta le famiglie più in difficoltà.

Le altre attività della Fondazione

Nonostante il Covid, nel 2020 sono tuttavia continuate anche le attività ordinarie della Fondazione Luchetta nelle case Valussi e Chiadino, l’accompagnamento dei bimbi all’ospedale Burlo, e l’accoglienza e integrazione nel centro Siproimi “Casa Steffè” di Bristie, sebbene con un numero limitato di ospiti, a causa del blocco degli arrivi per la pandemia. Il 2021 invece già fa vedere degli spiragli per l’arrivo di altri piccoli ospiti bisognosi di cure mediche, e porta in grembo nuove idee e progetti, sempre nell’ambito sociale, con cui la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin intende evolvere ulteriormente per poter fare bene la propria parte quando ce ne sarà più bisogno

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