Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Ventisei anni fa la strage, Mostar ricorda i nostri Marco, Saša e Dario

L’ambasciatore italiano a Sarajevo, Nicola Minasi, e l’associazione filantropica Kuća otvorenog srca (“Casa dal cuore aperto”), hanno ricordato oggi a Mostar i tre operatori Rai triestini, deponendo delle corone di fiori nel luogo della loro morte

Riceviamo dalla Fondazione Luchetta, Ota, D'Angelo e Hrovatin e pubblichiamo integralmente

Il 28 gennaio 1994 Marco Luchetta, Saša Ota e Dario D’Angelo, inviati della Rai di Trieste, morivano a Mostar (Bosnia-Erzegovina), nella parte est della città stretta d’assedio, mentre stavano realizzando uno speciale sui bambini vittime della guerra nella ex-Jugoslavia. La granata che interruppe le loro vite, risparmiò quella di un bambino, Zlatko Osmanovic, che divenne, poche settimane dopo la tragedia, il primo bambino aiutato dal comitato di famigliari, colleghi e amici di Marco, Saša e Dario. Comitato che da lì a poco sarebbe diventato una Fondazione intitolata a Luchetta, Ota e D’Angelo, e al quale poche settimane dopo si sarebbe aggiunto il cognome di Miran Hrovatin, anche lui operatore dell’informazione triestino, ucciso in Somalia assieme a Ilaria Alpi.

L’ambasciatore italiano a Sarajevo, Nicola Minasi, e l’associazione filantropica Ku?a otvorenog srca (“Casa dal cuore aperto”), hanno ricordato oggi a Mostar i tre operatori Rai triestini, deponendo delle corone di fiori nel luogo della loro morte, una corte di un condominio che durante la guerra ospitava un rifugio per la popolazione civile bosgnacca assediata. Il luogo ospita oggi due targhe, una istituzionale e una affissa dai residenti sopravvissuti, che da decenni testimoniano la memoria lacerata di una città ancora divisa.

A Trieste il ricordo viene portato avanti dai colleghi della Rai, dell’Ordine dei giornalisti e dell’Assostampa-Fnsi, e soprattutto dall’impegno della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, che da 26 anni opera a favore dei bambini, vittime della guerra o affetti da malattie non curabili nei propri Paesi. Sinora i bambini ospitati nelle due case di accoglienza a Trieste, per essere curati, sono stati oltre 800, molti dei quali continuano a essere assistiti una volta rientrati nel proprio paese.

Negli anni la Fondazione è cresciuta, affiancando ai volontari anche dei professionisti, e oggi rivolge numerosi servizi anche alle famiglie fragili di Trieste, come la ridistribuzione di viveri tramite la raccolta del Banco alimentare o le donazioni di BoFrost, il centro di raccolta di vestiti usati, la gestione della Microarea di Montebello con doposcuola e attività per i bambini e adolescenti del rione, progetti di borse lavoro e reintegrazione sociale. Dal 2016, la Fondazione insieme ad Ics-Consorzio italiano di solidarietà, gestisce anche una casa di accoglienza Sprar-Siproimi per titolari di asilo con figli bisognosi di cure mediche.

Ogni anno inoltre viene ricordato anche l’impegno professionale di Marco, Dario, Saša e Miran, con il Premio giornalistico internazionale Luchetta, che quest’anno si svolgerà all’interno di Link-Festival del buon giornalismo dal 8 al 10 maggio.

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