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La prima pagina dell'Arena di Pola nei giorni della strage

La prima pagina dell'Arena di Pola nei giorni della strage

Strage di Vergarolla, l'attentato che attende ancora giustizia

Il 18 agosto del 1946 sulla spiaggia non distante da Pola vennero fatte esplodere delle mine. I morti furono circa una settantina e i feriti si contarono a centinaia. Dopo 68 anni la vicenda attende ancora che venga fatta luce sull'attentato

La giornata era di quelle serene. Il 18 agosto 1946 esplosero alcune mine sulla spiaggia di Vergarolla vicino a Pola mentre era in corso la gara natatoria organizzata dalla società "Pietas Julia". Morirono circa 70 persone e centinaia di civili rimasero gravemente feriti. L'episodio, rimasto nelle menti e nella memoria del popolo istriano come una delle pagine più dolorose della storia novecentesca del confine orientale, nel 2008 venne registrato ufficialmente come attentato. Questa mattina a Pola si tiene la commemorazione della strage, in un tentativo che ormai dura da anni, di rendere giustizia alle vittime del terribile sabotaggio. 

I documenti inglesi

Negli archivi londinesi di Kew Gardens, nell'ovest della capitale britannica, sono conservati centiniaia di migliaia di documenti  che riguardano la storia delle nostre terre. Nel 2008 Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, scoprirono un faldone che riportava il titolo di "Sabotage in Pola". All'interno compariva il nome di Giuseppe Kovacich, come uno dei protagonisti del sabotaggio. Lo stesso Kovacich era noto al servizio di intelligence italiano che in quel periodo collaboro a stretto giro con gli Alleati. Il battaglione è il numero 808  ed è attivo come controspionaggio; il gruppo è composto da carabinieri ed ha sede operativa a Roma. I documenti dei servizi segreti britannici confermano che ad operare a Vergarolla sarebbe stato proprio Kovacich, che tra le altre attività si recava regolarmente a Trieste in via Cicerone 6 dove riferiva al comando dell'ufficio politico titino. Giuseppe Kovacich non venne mai trovato. 

Una strage che attende verità 

A distanza ormai di moltissimi anni la vicenda tragica di Vergarolla attende ancora verità. Alcuni anni fa lo storico Gaetano Dato presentò i risultati di una sua tesi personale secondo la quale Vergarolla fu organizzata dagli jugoslavi ma non per far iniziare l'esodo istriano. Secondo Dato, l'esodo fu semplice conseguenza e non movente. Secondo Dato, un'altra pista sarebbe da considerare: a mettere le bombe potrebbero essere stati anche i neofascisti e i monarchici, nell'intento di far scoppiare una guerra tra Stati Uniti e Jugoslavia, al fine di riportare i Savoia sul trono italiano. 

Geppino Micheletti, dottor coraggio

Fu il dottor Micheletti ad intervenire immediatamente sul luogo della strage. Scrive Pietro Del Bello in un articolo pubblicato anni fa su Il Piccolo che "più di cento sono i morti e senza numero i feriti: tonnellate di carne umana martoriata che arrivano all'ospedale di Pola dove Micheletti , unico chirurgo rimasto, opera per ore ed ore. Non si ferma neanche quando gli dicono che i suoi due unici bimbi, Carletto e Renzo, sono fra i morti: non crolla davanti al dolore, sa che altre vite sono nelle sue mani. Solo nelle sue". 

Nel 2018 

Ad oggi della strage di Vergarolla sappiamo questo. Quello che è comunemente accettato dagli storici, al netto di interpretazioni e ricostruzioni storiche, è che tra Trieste e l'Istria l'atmosfera nell'immediato dopoguerra era rovente. Spionaggio, militari dappertutto, moltissime armi e relazioni poco chiare tra le diverse realtà operanti sul territorio. L'Istria in quasi la sua totalità in mano all'esercito jugoslavo, Trieste nella zona A e Pola, fino al 10 febbraio 1947, enclave in mano anglo-americana. Il dramma della guerra e le sue conseguenze, il tentativo di tornare alla normalità della comunità polesana, venne interrotto il 18 agosto di 68 anni fa. Un dramma che attende ancora giustizia. Uno dei grandi misteri italiani, che forse nessuno - tranne gli storici e qualche giornalista - ha intenzione di risolvere

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